u.k.2016-2017

T h e   A g e n d a
u.k.2016-2017
di Brevevita Letters 

data di arrivo a Londra 20 sett.2016.
Ovviamente l’idea era quella di esportare il format Brevevita nella sua composta totalità: musica, cinema e fiction + vino e un pugno di “other products”. Il tutto rivisto e filtrato con tutte le evoluzioni e diramazioni che nel frattempo erano venute fuori nel corso degli anni, e che ancora erano quasi totalmente inespresse.

Fin dalla mattina successiva alla data di arrivo a Londra, inizio a lavorare concretamente sul fatto di aprire una ditta in uk (avevo già iniziato a studiare la cosa mesi prima dall’Italia a dire il vero).
Sembrava tutto davvero facile, tranne il capire al telefono quando ti parlano in inglese, tranne il fatto dell’import, tranne il fatto degli alcolici. Avevo scelto la strada meno scorrevole, ma era così che doveva andare. D’altronde, quando uno ha un’idea, è meglio che si dia da fare per perseguirla, è l’unica possibilità che abbiamo, noi umani.

A giugno 2017, dopo alcune lente e penose vicissitudini di tutti i tipi (riguardanti la compagine societaria e anche no), e dopo aver sistemato tutti i permessi e le licenze, nasce il Brevevita Ltd., compagnia incorporata nel registro delle società di Galles e Inghilterra.

E’ qui che comincia la vera durezza. I mesi attorno alla nascita della ditta (prima e dopo) sono durissimi, molto più duri che quando tu da italiano apri una ditta in Italia, perché ovviamente qui in uk non sei nessuno, non ti conosce nessuno, e sei l’ultimo degli straccioni morti di fame che viene qua pensando di scoprire l’acqua calda.
Con la sua bella idea da pivello.
Che oltretutto qua di importatori di vino ce ne stanno già un milione,
tutti più grossi e più potenti di te,
e che appena fanno uno schiocco di dita,
tutta la squadra che hai faticosamente raggranellato lungo la Vallata del Tronto ti inizia a traballare sotto i piedi.
Sì vabè il Brevevita uk è un microbo, mi dicevo, ma io c’ho un’idea vera, mica le chiacchiere.
Non me ne fregava niente degli altri importatori.
Proprio non mi interessavano.
Li trovavo noiosi.
Erano diversi da me.
Anche io c’avevo il vino, sì – ma a parte che io c’avevo anche altro nella testa (compresa l’idea di voler mettere in vetrina un intero territorio, mica solo il vino) – il Brevevita si occupava di vino in maniera diversa: non fracassando le palle al consumatore finale.

Cercando anzi, di farlo godere nel profondo dell’anima.

Vabè lasciamo perdere ‘sto settore, che c’ho idee tutte mie su ‘sto settore.
Idee poco da enoteca universitaria.
Idee più da osteria quella tosta paesana.
Prodotti con i controcazzi sì, smancerie e monotonia logorroica vinaria no.

Insomma, a fine agosto 2017 c’è l’esordio di Brevevita Ltd nella vendita al dettaglio uk, all’interno della struttura del Canopy Market, di cui avevo per caso conosciuto il direttore 3 mesi prima (kingscross.co.uk/canopy-market , 300 mt dalla mega-stazione di King’s Cross). L’esordio fu piuttosto promettente, anche se io mostravo i segni di un esaurimento nervoso dovuto allo stress e alla stanchezza. La ditta era appena aperta e io per campare, ovviamente, dovevo anche fare un altro lavoro, perché qua le spese ti massacrano: in pratica uscivo alle 5 e ritornavo alle 23, doccia, cena, sigaretta, e poi di nuovo alle 5.

Quando mi dicevano: “ah stai a Londra? che combini? che locali ti giri la sera? che concerti ti stai a vedere?”

Io rispondevo sempre “stocazzo”

Londra non l’avevo vista per niente da quando ci avevo messo piede. Avevo pensato solo a piantare ‘sta cazzo di bandierina, come a Risiko.

Per tutto il 2017 è andata così, sono stati mesi tremendi da carcerato, mi sono accollato un lavoro sporco di proporzioni bibliche, tipo Barabba che s’ingolla la croce e cammina curvo da Manor House fino a Wembley, ah ah ah, e per inseguire che? un’idea, un’idea bellissima, una precisa idea del cazzo, niente di remunerativo a breve termine.

Fino a tutto gennaio 2018 diciamo, la situazione è rimasta piuttosto stabile, sul deprimente ma non catastrofico; sul distrutto fisicamente e mentalmente “ma ancora riesco a farmi n’altre 14 ore domani, dai, perché no”. C’era sempre questa vocina che mi diceva che dovevo andare avanti, andare avanti, ancora, dovevo capire dove cazzo stavo andando, dove andava a finire ‘sta strada in salita che avevo intrapreso, e che seguivo ormai quasi inconsciamente, come se me l’avesse ordinato dio, o lu medc (il dottore di famiglia).

Un po’ da pazzi, sci okei, ma io volevo vedere la fine del film.

14 giorni dopo avere esordito al Canopy Market, il Brevevita Ltd. ha aperto uno stand anche allo Stroud Green Market, a 200 mt dalla stazione di Finsbury Park (stroudgreenmarket.com), e lì il mercato si sarebbe svolto tutte le domeniche che Cristo mandava sulla Terra.

Dopo di questo, per concludere con una bella crisi ansiogena questa prima parte della emigrazione uk, il 7 Ottobre 2017 (quindi una ventina di giorni dopo) il Brevevita Ltd. ha aperto uno stand anche al Barnes Farmers Market (barnesfarmersmarket.co.uk), zona 4 a Sud-Ovest, vicino a Wimbledon, zona ricca con anche parecchie celebrità che ci abitano, e lì a Barnes il mercato è tutti i sabati.

A quel punto dovevo ancora capire alcune cose, tra cui come organizzarmi con la bilocazione (come Padre Pio), visto che il sabato io lavoravo anche in un’altra ditta, e in quest’altra ditta il sabato dovevo fare un doppioturno massacrante. Come cazzo avrei fatto a stare a Barnes anche con il vino?

Bah, Dio Provvede, mi dicevo, affrontiamo le difficoltà una alla volta e giorno per giorno, facciamo partire ‘sto giocattolo, vediamo che combina, pian piano ci assesteremo, pensavo tra me.
Ecco appunto, l’opera di assestamento del Brevevita Ltd. in uk è stata la cosa fisicamente e mentalmente più massacrante che io abbia mai vissuto. E il film non è ancora finito.

E poi c’erano le altre questioni, le questioni entertainment: il Brevevita era ancora solo vino, ed era ancora maledettamente distante da tutto quel che volevo fare   – e vabeh, ci avrei pensato in seguito, per adesso sto al mercato, mi sono detto, non è che puoi fare tanti ricami quando ti piove addosso e quando ti devi ingollare 25 cartoni di vino e portarli dall’altra parte di una delle megalopoli più estese al mondo, insieme anche al gazebo, ai tavoli, ai due box di plastica con tutte le attrezzature necessarie per il mercato, e poi il fondocassa, le cose per pulire, e i nove pezzi di legno che uso per fare il display.

Era appena l’inizio del match. C’è da sputare sangue? Va bene, facciamolo.

Brevevita Letters




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“La fète noire”, by Flavien Berger, from the album “Léviathan”, 2015