Ti porto a casa io

T h e   I t a l i a n   M a g a z i n e —> fiction
Ti porto a casa io
di Brevevita Letters

Un paio di volte mi sono sentito dire: “come Londra ci sta solo New York”.
Io non afferravo proprio al 100% il concetto, ma col passare del tempo ho iniziato a capire. 
Intendevano dire che può accaderti qualsiasi cosa a qualsiasi ora del giorno, compreso incontrare gli esemplari più pazzeschi di essere umano, quelli che quando te li ritrovi davanti non sai che fare, se avere paura o se telefonare a tua sorella lontana per farti una risata finalmente.

Io quando esco di casa, sono mesi ormai, che mi faccio il segno della croce.

E’ in metro che soprattutto si sviluppa la follia. E davvero essa spunta fuori nei momenti più inaspettati. Magari sei uscito di casa in ritardo, magari hai cazzi. Magari sei lì che osservi il sedile blu vuoto alla tua destra, che si gonfia e si risgonfia come se se respirasse, come se sotto il sedile vivessero i gremlins. E’ proprio in quel momento che ti si palesa chiara nella tua testa la frase: “che cazzo sta succedendo?”

In pratica il ragazzo di fronte a te, che fino a qualche minuto prima ti era sembrato un tranquillo figlio di papà, pacioccone e robusto, inizia a fare dei versi quasi osceni, con la bocca, quasi che succhiasse aria e digrignasse i denti, un pò come fanno i sommelier alle degustazioni di vino, quel preciso rigurgito di gengive e saliva con successiva sequenza di sputi di sangue nelle vaschette metalliche denominate sputacchiere.

Mi sono preoccupato.
I sommelier mi hanno sempre provocato una certa tensione.

Il ragazzo dava segni di squilibrio, rideva da solo, digrignava i denti, faceva i versi da sommelier, e si andava sempre più sbracando sul sedile. A un certo punto ha lanciato con disprezzo la sua Oyster (una carta indispensabile per viaggiare in metro) sul sedile a fianco, come per dire, non mi serve più, ora compio un omicidio-suicidio e poi è tutto finito.

Cazzo.
ahahah, mi veniva anche da ridere, ma non mi andava di ridergli in faccia a questo coglione di russo ventiduenne di 90 chili con le borse di prada che era stato appena a fare spesa in centro, ‘ sta merda.

Piuttosto mi è venuta in mente un’altra cosa. 
Ora lo anniento con le mie cuffie, mi sono detto.
Stavo ascoltando Sleaford Mods e Mapuche uno dietro l’altro, e vi giuro che è come fumare una MS e poi una camel senza filtro, e poi un whisky doppio liscio, e poi di nuovo una camel senza filtro. L’effetto finale è quello dei gas lacrimogeni.

Guardo la ragazza filippina al fianco, che aveva iniziato a preoccuparsi: “non preoccuparti bella, ci sto io”

Ti porto a casa sana e salva.

Brevevita Letters




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“La parte peggiore” by Mapuche, from the album “L’uomo nudo” released in 2011