semplici baristi

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SEMPLICI BARISTI
di Brevevita Letters

Al Brevevita Videobar ci eravamo messi in testa di vendere solo vini delle cantine della zona: la striscia di terra a cavallo del fiume Tronto, appunto. Profondo Sud delle Marche, estremo Nord dell’Abruzzo.

A questo proposito, c’è gente che fa molta attenzione ai confini, forse per motivi istituzionali e magari legati alla promozione della singola regione da parte di enti, ma a noi non piace. E’ qualcosa di ingessato e privo di anima. Qualcosa di oramai non più valido. Raccontare un territorio non può tener conto di un nastro biancorosso messo lì dall’uomo. E’ come il giro d’Italia, che certe volte sconfina oltr’alpe, magari per concludere armonicamente un percorso, o per aggrapparsi a una salita incredibile. D’altronde, come si fa a delimitare precisamente una emozione?

Noi avevamo voglia di far conoscere la terra dalla quale venivamo. Non avevamo spocchia, non eravamo estremisti. Avevamo solo desiderio di essere ospitali verso i nostri visitatori, proponendo i prodotti che offriva la casa.

All’epoca, in zona Ascoli Piceno e Teramo, la situazione vino era ancora piuttosto rozza, soprattutto dal punto di vista del marketing.

Alcuni colossi la facevano da padrone, monopolizzando la mescita e spopolando nei ristoranti.
Oltretutto il 70 % dei bar si disinteressava ancora abbastanza del discorso vino, e il restante 25% aveva un assortimento in gran parte formato da vini del nord, o campani, o magari siciliani.
Trovavo questa cosa abbastanza noiosa, soprattutto alla luce del fatto che da noi il vino era buono, e a volte sfiorava la poesia.

Scovammo le cantine seguendo unicamente il cuore. Per sentito dire. Per il racconto del muratore che ci fece la gettata di cemento sul muro del negozio. Per il cugino di quello che c’aveva l’agriturismo, eccetera. Seguimmo afrori romantici ed ispirazioni improvvise. Senza calcoli e numeri, lasciando perdere le mode e agendo solamente con la luce che scattava sul momento. Ci piaceva andare a scovare i piccoli, quelli che ti ricacciano il colpo di tacco quando non te l’aspetti.

Non era ancora iniziata l’ondata di grandi sommelier e superpoeti che improvvisamente si sono sostituiti al semplice barista. Noi appunto eravamo semplici baristi, e il vino non era il solo argomento di cui volevamo occuparci, quindi, evitavamo di prenderci troppo sul serio, perché sarebbe stato ridicolo.

Eravamo contenti della nostra idea, e di procedere così, con determinazione e gentilezza.

Fatto sta che un giorno entra uno, un tipo sui 35/40 anni, magro, faccia da ragazzo, biondino e rosso in faccia, coi capelli tipo mafia del Brenta e con l’accento di Vipiteno, presumibilmente un camionista. Il tipo mi chiese per favore se avevo dei vini siciliani. Io gli risposi che avevamo vini della zona, e che sarei stato felice di fargliene assaggiare un paio di belli corposi, e se gli fossero piaciuti gli avrei versato un calice.
“Per carità, fammi una birra 04”, mi disse.
A parte che noi alla spina avevamo la Menabrea quindi gli andò bene uguale, però vedi, sarebbe stato da dargli una mazzata su quella sua testa di cazzo fina e assolutista, proprio in cima a quella stupida sgrima* di capelli in mezzo (in mezzo come ormai non si usava da 20-25 anni), e vedere poi il sangue che gli colava sulla zazzera balcanica dietro, invece gli sorrisi, e continuai a sorridere, perché noi eravamo gentili, semplici baristi ignoranti, figurati se ci mettevamo a litigare o a offenderci per le frasi di un cliente così competente.
(Maleducato pezzo di merda imbecille). Ah ah ah. Tutto quest’ultimo pezzo di scritto è da considerarsi cinicamente ironico, si capisce.

Brevevita Letters




* termine semidialettale che indica la riga dei capelli.




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“Pellastre” by Fog Prison, from the album “Pentothal”, 2013