October 2017 and Barnes Farmers Market

T h e   A g e n d a 
OCTOBER 2017 AND BARNES FARMERS MARKET
di Brevevita Letters

Il rosicare profondo di Barnes sarebbe il titolo italiano, ma non so.

Barnes era uno dei lavoretti che facevo in attesa di sviluppare il Brevevita.com. Lavoravo lì da Febbraio 2017, con una company che produce e vende pasta fresca.

Facevo il driver, lo scaricatore, il montatore, e il venditore.

Il mercato di Barnes c’è tutti i sabato mattina nel ricco quartiere di Barnes, da vent’anni, a Sud del Tamigi (qui ci tengono a dire che sono a Sud del Tamigi), Richmond Council, non lontanissimo da Wimbledon. Siamo fra la zona 3 e la zona 4.

Il sabato mattina la prospettiva di vita era spaventosa e dura, specie le prime volte. Faceva un freddo mondiale e c’era da farsi il culo, ma a me piaceva. Vedevo tutta Londra col furgone e incontravo gente. Imparavo le strade. Imparavo importanti cose sul programma Google Maps del cellulare. Vedevo cose nuove. Vedevo tutti quei cazzoni di turisti in procinto di attraversare la strada, lì a Piccadilly, o sulle sponde del fiume proprio sotto al Big Ben. Quel maledetto semaforo lì sotto, sempre intasato di mostri cazzoni, a pantaloni corti con la panza, che ridono non si sa perché. Che tentano di attraversare quando il segnale dei pedoni è rosso, come se fosse una gran cosa, da raccontare al bar quando poi torneranno a casa.

Si riconosce da lontano un turista.
E’ così coglione!

Io li guardavo a questi qua, quasi affascinato dal mistero, dal capire che cosa ci portavano dentro quelle teste da orsetto soprammobile. Delle volte provavo tenerezza. Di certo stavo molto meglio io, nel furgone, nonostante il furgone odorasse di zebedei lituani ed acari dell’Emilia-Romagna… mi ci fumavano dentro i ragazzi.

In ogni caso, fin da quando ci misi piede la prima volta, Barnes mi piacque. Sia il mercato, sia il quartiere in sé. Aveva qualcosa di intimo quella zona, sembrava un paesino imbottito di gente facoltosa e felice. Tutti si salutavano come nelle piccole cittadine delle favole. Tutto sembrava meno che la solita guerra. Tutto sembrava meno che Londra.

Al mercato di Barnes c’era la pasta, il pane, le uova, le olive, l’olio della Puglia, frutta e verdura del Kent, i pomodorini, il caffè, i formaggi dello Yorkshire, le Guinness cakes e i brownies (dolci fichissimi), le pies (torte salate tipiche inglesi – non male, simili alle nostre “torte rustiche”, o “pizze rustiche”), e poi i capi veri del mercato: il pescivendolo e il macellaio.

Dopo soli 2 sabati andai dal direttore, un macellaio che si chiamava come un attore americano, Geroge Clooney, e gli dissi secco: “posso iniziare col banchetto dei vini , qui?”

Dal lato del “parlare secco” (o asciutto) ero agevolato dalla scarsa conoscenza dell’inglese:
meno conosci una lingua, più cose chiare e lapidarie riesci a dire, con poche indecisioni.

Dal canto suo, George, pur conoscendo l’inglese come un “native” (uno nato qua), rispose secco anche lui, perché credo che sia proprio l’inglese ad essere “secco”: poche cose, chiare; poche regole, chiare; dappertutto è così; se sgarri è la fine. Non è come in Italia , che possono essere ripescati tutti, con qualche giro di parole azzeccate.

George mi disse: “perché no, controlla col Council cosa occorre, una volta che porti i documenti al Council, per noi va bene”

2 mesi dopo, quando i contatti con il direttore di Canopy erano iniziati (e si faceva strada la costituzione della Company), mi rifeci vivo davanti a George, che mi rispose la stessa cosa: “that’s right, parla col Council, per noi va bene. Puoi iniziare quando vuoi”.

Mi si stava spalancando un mercato e poi un altro, mah, magari mi sarebbe andata bene, perché no.
Guardavo gli altri traders (mercatari) arrivare al mercato con macchine grandi, audi, mercedes, soprattutto audi, e anch’io mi misi a sognare macchine grandi, ma non le sognavo per fare il gradasso, giusto per portare un po’ a spasso mia moglie, e per non sentirmi sotto al culo sempre quella specie di caffettiera, anche se alla caff… ehm alla Opel Corsa del 2001 io volevo molto bene, anzi la amavo.

Nel mese di agosto 2017, tutti i traders del Barnes Farmers Market sapevano che avrei iniziato con i vini a Barnes.

Dall’esterno tutto sembrava una festa, una bella cavalcata verso la gloria, Canopy e poi Barnes, inizio col botto, ehhhhh… io però stavo in alto mare, dovevo capire come fare, il magazzino faceva ribrezzo, e dovevo cambiare ancora magazzino, perché il valvassore (sub-affittuario) che mi aveva sub-sub-affittato l’angolo di stalla stava mollando la sua parte, e io dovevo andare fuori dai piedi, ovviamente.

Non parlavo con nessuno.

Nessuno poteva comprendere completamente le mie preoccupazioni. La mia famiglia e i miei amici erano lontani, e il resto della gente pensava che stessi qui a Londra a giocare.

La situazione generale era così stressante!
Ingaggiai un ragazzo. Parlai al ragazzo, tentai in un paio di occasioni di farlo, ma mi vedevo piuttosto inadeguato nell’opera di indottrinamento, sembravo pazzo mentre gli parlavo, e non riuscivo a trasmettergli l’idea.

Era difficile, era veramente difficile.
Vendere i vini non è come vendere il pane,
devi raccontare una storia,
soprattutto alla luce del fatto che il 75% dei vini che si trovano a Londra sono il peggio di ogni territorio mondiale, e costano di media meno della metà di quelli che avrei proposto io, a Canopy, e poi a Barnes.

Eppoi il progetto Brevevita che non prevedeva solo vino bla bla bla,
ed il cui vino era vino al confine marche abruzzo eccetera,
ed il cui vino era vino da fattorie in cui we strongly trust, eccetera,
ci credevamo forte.
Non era facile.

Ora dovevamo farci credere anche gli inglesi, però senza sapere bene la lingua, oddio però questa cosa della lingua poteva essere naif, e fare il nostro gioco: un contadino che a malapena mastica l’inglese, allora il vino è vino vero, allora questo è italiano veramente, avrebbero pensato loro, e non sta qui a raccontarci balle.

C’erano pro e contro, c’erano un sacco di cose da considerare, sulle quali ragionare, sulle quali tornarci sopra il giorno dopo sterilmente, e i bicchieri-il-frigorifero-la-corrente, e i bicchieri, amazon, il frigorifero, la corrente. Cose che mi rosicchiavano la testa, e allora mi coprivo la testa col cappuccio, e stavo male, e allora io stavo impazzendo.

L’unica verità grande è quella della birra alle 7 di sera, quella sì, si poteva ancora fare, ma dovevo stare attento alla mia vita, e alla mia testa, perché le preoccupazioni stavano crescendo. Nessuno poteva contenermi.
Nemmeno io stesso.
Il cranio mi stava scappando di mano.

Telefonai a mia sorella, le parlai, mi fu d’aiuto.

Sabato 7 ottobre 2017 iniziai a Barnes.
Presi il posto di quello dell’olio, ormai lanciato verso altre avventure, forse più sfavillanti.

Io e il ragazzo (il ragazzo che avevo ingaggiato) vendemmo 14 bottiglie.
Cioè, fu il ragazzo a venderle, perché io stavo al banchetto della pasta.
14 bottiglie erano poche, ma soprattutto non potevo sopportare la mia vita tutta buttata sul tavolo a 3 metri da me, mentre un altro me la vendeva.

Il vino era affianco a me, ma io non potevo fare niente, potevo solo guardare, potevo solo assistere alle scene e fare gli scongiuri, era una tortura.

Erano poche 14 bottiglie, erano poche. Il mercato di quartiere non è forse il posto giusto per vendere vini mediamente pregiati, partirono milioni di riflessioni che andarono avanti per mesi, e ancora vanno avanti, fa parte dello sviluppo. Fa parte dello sviluppo della company e fa parte dello sviluppo dell’essere umano. Dobbiamo ancora crescere, tutti quanti.

Le persone alla mattina tendono a svegliarsi in maniera un po’ incompleta, è normale. Specie il sabato, dopo una settimana di lavoro. Quindi tentano di raggruppare tutto il vuoto producendo una lista della spesa, che di solito comprende le solite cose: pane, frutta, uova, pesce. Difficilmente si inserisce la felicità, nella lista dei sentimenti da provare, perché di solito si pensa alle cose materiali. Ed è così che la felicità da 12 e 22 £ per bottiglia, resta spesso ai lati del mercato, come un’idea assurda, come una chimera. Le persone poi la fanno fuori uguale la felicità, magari più tardi, certo, magari se la scaricano in un altro modo. Fanno con l’e-commerce, o vanno in enoteca. Eppoi comunque alla gente gli fa fatica portare il vino a casa nella borsa.

Rosicavo, rosicavo tanto, ed io stavo impazzendo. Ero come al solito esagerato e triplo nelle emozioni che vivevo. Avevo un sacco di amore. Una situazione da gestire con attenzione. Sapevo che la strada era durissima. Lo sapevo già. Nulla era cambiato.

Brevevita Letters




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“Thomastarlovexpress” by Kleinkief, from the album “D’amortelocanto”, 2001