October 2017, a Tuesday morning

T h e   A g e n d a
OCTOBER 2017, A TUESDAY MORNING 
di Brevevita Letters

Quella mattina mi sentivo un po’ depresso.
Giravo per le strade di Londra in automobile e mi sembrava di non avere la situazione sotto controllo. Questa è una cosa che può essere pericolosa per la salute mentale.

Comunque.

Mi avevano consigliato di andare da un grossista cinese di nome Long Fuu e non stavo risolvendo un cazzo delle tante tantissime cose che dovevo risolvere. Questo fatto mi portava a restare per 10 minuti inchiodato al sedile della macchina nonostante avessi già parcheggiato. In pratica, restavo chiuso in macchina a pensare come risolvere una serie infinita di casini che mi stavano distruggendo le palle.

A un tratto ho sentito una botta tremenda sul portellone della Opel Corsa che, se fosse una persona, di certo sarebbe l’incredibile fidanzata con cui divido le birre la sera all’imbrunire.

D’istinto ho aperto lo sportello e ho visto un tipo nero sulla trentina, forse anche meno, grassoccio, tarchiato, con la barbetta incolta, vestito come un idiota di rapper, che rideva. Era evidente che quella botta l’aveva data apposta il deficiente, pensando che nella Opel Corsa non ci fosse nessuno.

Invece c’ero io.
Sono sceso dalla macchina.
Ho controllato i danni alla mia macchina. Non mi sembrava ci fosse niente a parte le foglie secche appiccicate e un po’ di fango.
Gli ho detto keep calm giusto perché l’esatta “coniugazione” di che cazzo fai non la sapevo ancora di preciso.

Lui se n’è andato.

Cristo il cuore mi stava esplodendo dall’incazzatura mista a depressione, un sentimento stranissimo che ti rende come una specie di inutile pesce che brancola nell’acquario del soggiorno buio e silente.
Il nero era sceso da un furgone giallo sulla cui porta laterale c’era scritto il nome di una ditta e un numero di telefono.
Si trattava di un’azienda che vendeva carne.

Mi sono preso il numero di telefono perché mi ci giravano i coglioni e volevo forse parlare col titolare di quel cesso.
Sono andato via dal parcheggio. Ho telefonato al titolare della ditta di carne. Gli ho detto a quella macchinetta di segretaria per favore passami il titolare.
Col mio inglese vicino al defunto che parla nella seduta spiritica gli racconto l’episodio. Lui mi dice: hai preso la targa del furgone? Ho venti driver tutti neri se non mi dai la targa io non posso fare niente. Io gli ho risposto io non voglio niente, però su quei furgoni c’è scritto il nome della tua azienda, perciò digli ai tuoi ragazzi di fare attenzione, se no ci fai brutta figura tu.

Mi ha detto I apologize, la parola magica.
Qua ti camminano sopra e poi ti dicono I apologize, e sta tutt’a posto.

Più tardi, in un momento di sconcertante lucidità, scopro che sullo sportello c’è uno sfriscio.
Non ho preso la targa ma chi se ne frega.
Sono ancora vivo.

Brevevita Letters
published on Sunday, December the 30th, 2018.
written in October 2017




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“Beware of the Stare” by Ghostface Killah, from the album “Twelve Reasons to Die”, released in 2013