October 2017, Thursday evening

T h e   A g e n d a 
OCTOBER 2017, THURSDAY EVENING
di Brevevita Letters

Non ricordavo che prendere la metro potesse essere così merdoso. A maggio mi sono portato la Opel Corsa italiana qui a Londra e da allora la metro la prendo rare volte. Ultimamente, spostandomi con la macchina, mi lamentavo del traffico ma oggi ho riassaggiato la metropolitana, e la metropolitana è peggio.
Si parte dalla stazione di Wood Green, una enorme tazza di cesso a nord-est di Londra, zona 3, non lontano dal centro ma ragazzi, davvero la strada provinciale bonifica al confronto sembra Manhattan.

Comunque.

La prima cosa che noti della metropolitana, specie di certe linee merdose della metropolitana, tipo appunto la Piccadilly che passa a Wood Green, o la merdosissima Bakerloo che dal centro si dirige a ovest, è che dentro ai vagoni ci sono almeno 20 gradi in più rispetto alla temperatura di fuori.
Questo ti impone di uscire col piumino con sotto la maglietta a maniche corte.
E’ una cosa che ti fa sentire pazzo e a disagio. Perlomeno a me.
Ma questo è il meno, andiamo avanti.

Salgo nel vagone e lì dentro stanno tutti con le cuffie, tutti pazzi schizzati come forse sei diventato anche tu, tutti che non vedono l’ora di scendere, per levarsi dalla tazza di cesso, ma questo è il meno, ancora una volta questo è il meno, perché mano mano che ci si avvicina al centro città, fermata dopo fermata, il vagone si riempie sempre di più, come un intestino carico di letame, ed è allora che vengono a galla le cose più spaventose del genere umano: le persone cominciano a somigliare a mosche di cronenberg, il tranquillo sudamericano che avevi alle spalle si è adesso trasformato nel cantante dei tito & tarantula, mentre una donna incinta viene spinta verso il centro del vagone da un apparentemente normale signore londinese 45enne col completo grigio. Si tratta in realtà di un mostro invasato che deve assolutamente salire a bordo.

Alle pareti del treno pubblicità di bambini col cancro al sangue.
Tutto è ridicolo e inumano.
In questo enorme cesso c’è gente che riesce a giocare con i videogiochi epilettici di adesso. Tirano palline con i tasti del cellulare e le palline gli ritornano indietro.
Roba che il tetris è diventato un attrezzo da universitari.
Non vorrei sembrare un vecchio rompipalle ma a metà anni 80 avevano inventato dei videogiochi bellissimi, come ad esempio l’idraulico che doveva riparare le perdite o il ladro nella miniera che doveva fare il bottino di sacchi d’oro.
Ora che cos’è questa roba? Epilessia, ecco cos’è.

Io guardo me stesso dal finestrino, che nel frattempo è diventato uno specchio, e le cose che mi fanno sentire ancora vivo sono due: il ristorante pomodoro a Villa Rosa e Alan Arkin in “Little Miss Sunshine”.

Brevevita Letters
published on Sunday, December the 30th, 2018.
written in October 2017




wow, you’ve found a matching song!
“Do I wanna know” by Arctic Monkeys, from the album “AM”, released in 2013