2nd April 2019, La vita dentro la metro

T h e   A g e n d a 
La vita dentro la metro
di Brevevita Letters

Qui c’è un sacco di gente che parla da sola. 
E’ una malattia che si chiama solitudine, e la trovi dappertutto questa belva.
La incontri passeggiando per strada soprattutto, ma anche nei bus, e nel fiume di gente che migra quotidianamente sull’enorme arteria di Green Lanes, che da Manor House arriva fino a Palmers Green.

Oggi dovevo andare a una fiera.
Ho preso la Piccadilly per arrivare fino a Baron’s Court, dall’altra parte della città.
In metro è salita una coppia giovane, un po’ annoiata, con un cane bianco educatissimo al seguito. I due parlavano animatamente tra loro, di orari da rispettare soprattutto. 
Sembravano un po’ macchinosi e bisognosi di una roboante avventura sessuale, soprattutto lei. Il cane era di taglia medio-piccola, e somigliava a uno di quei tappeti pelosi e soffici che si mettevano in soggiorno negli anni 70.

Sono due anni e mezzo che vivo a Londra ma un cane sulla metro credo sia la prima volta che lo vedo.

L’ambiente della metro non è normale per un essere umano, e nemmeno per un cane. E’ un mondo caldo simile all’inferno, e c’è un tremendo affollamento di corpi appiccicati che – credo – i cani non possono capire.
Invece questo cane sembrava capire.
Sembrava essere vivo e ragionevole, e sembrava comprendere incredibilmente la situazione, dove si trovava, quanto avrebbe dovuto aspettare, dove sarebbe sceso, quanto mancava per ritrovare finalmente uno spiffero d’aria.
Inoltre il cane non indossava le cuffiette bluetooth e non aveva nessuna cazzo di serie da vedere sul telefono cellulare, nessuna candy crush saga, nessuna pagina di libro da leggere in piedi mentre il vicino ti alita addosso.

Al contrario, questo cane stava calmo e osservava le persone.
Ha più curiosità e umanità questo cane che tutte le altre creature sul vagone, ho pensato. 
Il suo atteggiamento è quello di una creatura che socializza. 
Per quanto riguarda gli esseri umani, invece, essi non si guardano tra loro, ma in molti guardano questo cane, e gli sorridono. Questo cane speciale sicuramente lo merita, ma il punto è che anche le persone qui presenti meriterebbero di ricevere questi sorrisi, e in molti ne avrebbero un tremendo bisogno.
Invece no, si sorride solo ai cani.
E’ strano, è incredibile, è sorprendente. 
Siamo molto lontani dall’assistere ad un rinascimento sociale, che pure deve essere ancora da qualche parte annidato dentro la nostra natura più profonda.

Per quanto mi riguarda, spesso ho guardato dritto di fronte a me, e di fronte avevo il finestrino, che ritraeva la mia immagine.
Guardarsi è una cazzata.
È il miglior modo per non capirci un cazzo.
Lascia che siano gli altri a capire chi sei, lascia che siano gli altri a capire chi sei, continuavo a ripetere.
Cristo sono entrato nella folta schiera dei dannati.
Sto parlando da solo.

Lascia quel telefono cazzo. 
Lascia quel telefono, guardami.
Come disse il Ds della Roma, ogni telefonata sopra i 15 secondi non è sana.
Parole sante.

Brevevita Letters
published on Monday, April the 1st, 2019.
written in April 2019




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“In my view” by Young Fathers, from the album “Cocoa Sugar”, released in 2018