il valore delle cose che si perdono sott’acqua

T h e   I t a l i a n   M a g a z i n e —> fiction    
IL VALORE DELLE COSE CHE SI PERDONO SOTT’ACQUA
di Brevevita Letters  

Per due volte, sottacqua, ci ho perso la fede, e una volta ci ho perso un cappellino bianco e blu, incredibilmente bello, che avevo comprato a rotterdam, in un negozio di vetro a tre piani, vicino alla stazione ferroviaria. Voi direte, come hai fatto a perdere un cappello sottacqua, sei down? No, però era un cappello strano, diverso, una specie di cuffia da piscina, però fichissima, insomma una cosa con cui ci si poteva fare il bagno.

La prima volta che ho perso la fede ero andato in bicicletta a villa rosa. Dopo un po’ di chilometri di Lungomare mi fermai, legai la bicicletta a un palo della luce e mi diressi verso la spiaggia. Erano circa le sette di sera, era agosto inoltrato, e la sabbia sotto i piedi era fresca. A tre o quattro metri da me c’era una signora sui sessant’anni, ben portati, che guardava l’orizzonte.

Mi tuffai in acqua, feci tre o quattro bracciate, mi rigirai a petto in su, feci il morto, feci quella cosa che ti insegnano a fare da bambino, tipo il cagnolino per restare a galla. Conclusi il repertorio con due nuotate a rana, ispirandomi al protagonista di laguna blu e paradiso selvaggio (credetemi, ero uguale).

Uscii dall’acqua con la grazia di quel personaggio suino dell’era glaciale. Pesantemente. La signora non smetteva di ammirare l’orizzonte. Sembrava estasiata. Mi fiondai sull’asciugamano a passi felpati da un quintale cadauno, mi avvolsi l’asciugamano sul corpo, rivolsi lo sguardo verso ‘sta bagnarola di mare, e come al solito cercai di immaginare cosa stesse succedendo a quell’ora dall’altra parte: al di là dei sogni e sulla costa dalmata. Eccoci finalmente, un po’ di delicatezza. Sono momenti preziosi, in cui forse tocchi la consolazione per tutte le sofferenze del mondo. Le onde del mare sono inesauribili. Come la tua energia. Il vento è una gentile carezza sulle ganasce. Non c’è fine al bello e al brutto, c’è solo un’alternanza di voci. Bisogna semplicemente capire come tenersi in equilibrio. La verità è banale, e spesso sta nelle dichiarazioni di un ganimede, o di un allenatore di serie A.

Fatto sta che il momento in cui ti devi rivestire è sempre il più rottinculo, in quanto sancisce il termine della magìa, e devi ricominciare a comportarti da persona normale, buongiorno e buonasera. Beh, infilai i miei stracci e me ne tornai verso il cemento affascinante. Lasciai la signora lì. Nella sua pace.

Eravamo quasi all’imbrunire. Mi acquattai su una panca, spalmato sul legno come un rettile papposo. Che pesantezza quando esci dalla spiaggia! Ti fa quasi venire in mente il lasciare quel comodo tepore del liquido amniotico, per attaccarsi di nuovo a questa smania del respirare. Quest’atmosfera piccante, faticosa . . . Cominciai il meticoloso spaccapalle lavoro di rimozione dei granelli di sabbia dai piedi. Di solito mi levavo la fede, quando effettuavo lo scrollo, altrimenti i granelli più stronzi mi si andavano a infilare fra anello e dito, provocando fastid . . . cazzo ! Caddi. Caddi in ginocchio. Ora non è più il momento di perdersi in riflessioni concernenti l’Universo, dissi. Ora mia moglie mi ammazza. Non avevo più la fede, persa tra le onde del torbido mare del cazzo, mannaggia alla poesia di cristo la madonna!

Come punizione mia moglie mi costrinse a denunciare la cosa ufficialmente, alle forze dell’ordine, e l’indomani venni preso in giro da tre carabinieri di benevento, uno a braccia conserte e con la schiena appoggiata allo scaffale dell’ufficio, gli altri due seduti sulla scrivania con le gambe a ciondoloni. Non ci potevano credere che ero andato lì a dire quel che stavo dicendo. Denunciare la scomparsa della fede? ahahah, sembrava che stavano a zelig, e lo fecero nero, a ‘sto cazzone:

carabiniere uno: “vent’ann d carriera combà, mai successa ‘na denunzia del genere! ti ringrazio dell’esperienza”
carabiniere due: “mojta ‘nda m-nat ?” (tua moglie non t’ha menato ?”)
carabiniere tre: “ora setacciamo tutti i compro oro della zona combà, se scopriamo qualcosa ti avvertiamo immediatamente, AHAHAHA !” e sgomitava il collega seduto lì a fianco.

Non mi sono mai stati così simpatici i carabinieri come quella volta. Giuro fecero ridere anche a me.

La seconda volta che persi la fede mi trovavo in provincia di vibo valentia, in uno chalet di quelli scasciati che vendeva il pesce spada a 3 euro. Mi tuffai nell’acqua limpida, più trasparente del vetro. Il Tirreno è un mare che dopo mezzo metro l’acqua ti passa a pari di collo. Mi faceva fatica questa cosa, dunque mi tuffai e me ne andai immediatamente, durata del gesto cinque secondi. Tornai a sdraiarmi al sole, e siccome ho sempre avuto il tic di toccarmi la fede col pollice, andai col poll… ma cazzo, n’addra vodda (un’altra volta). . . La fede non c’era più. Amore, non farmi andare dai carabinieri di vibo valentia, ti prego, qua mi scuoiano vivo. Difatti la seconda volta andò meglio: la perdita del cerchio di ferro mi costò tipo una gita in macchina per andare a una spiaggetta (o un’isola della minchia) a due ore da lì, spiaggetta o isola della minchia di cui a me non importava nulla, e sulla cui visita mi ero sempre e totalmente opposto. Mi venne persino il dubbio che mia moglie mi avesse nascosto la fede di proposito, per ottenere la gita sulla spiaggiaminchia pseudoromantica, invece no. La fede era perduta anche stavolta, per sempre, nelle profondità del mare.

Quando ho perso il cappellino, invece, lo confesso, ero ‘mbriaco, era notte, e stavo giù in mezzo all’acqua con una ragazza. Sò talmente vecchio che te lo giuro sarà stata l’estate del 1954. Non sono uno di quelli che dice mizzica come passa veloce la vita, nooo, a me non mi passa mai (specie co tutte ‘ste bollette, raccomandate verdi, suoni di citofono e cazzi vari) e solo a ripensà al compleanno dell’anno scorso (che offrii a beve a catenacci 120 € di campari ‘sto porco) , te lo giuro, mi sembrano passati tre quattr’anni.

Comunque, stavo a pensà l’altra sera, in macchina, mentre giravo all’incrocio per porto d’ascoli, che un sacco di gente si perde sott’acqua le cose, soprattutto i gioielli. Mi stavo chiedendo ad esempio dove sono finite le fedi, e a che punto è la putrefazione del cappellino di rotterdam; ma mi interrogavo anche sul che cosa staranno facendo adesso quei tre carabinieri, se sono stati trasferiti, o se si divertono ancora a gironzolare per i condomini, a far firmare registri presenze a gente agli arresti domiciliari.

E soprattutto mi stavo chiedendo dove sono finiti gli amici di sempre, quei vecchi goliardi del circolo tennis, colavito di bari, scanu, diego antoniazzi, elisabetta di civitavecchia, la mia famiglia del 1990, quella del 2001 ritagliata a fatica, e quei pochi superstiti del 2006 . . . Mi stavo chiedendo se sono tutti finiti sott’acqua, come le fedi, come il mio cappellino . . . Vorrei capire se questi gioielli continuano a vivere, giù nei fondali marini, vorrei sapere se sentono freddo, se se ne stanno lì soli ad aspettare qualcuno al buio, o se si mantengono splendenti così come me li ricordo io. Mi piacerebbe conoscere il valore delle cose che si perdono mentre viaggi, e mentre ti tuffi al largo della vita; calcolare il prezzo delle stelle e dei fiori che hai lasciato da soli, perché così è, perché è inevitabile; quelle cose abbandonate non per volontà, eppure perse per sempre, perché così dev’esse. L’oro che si perde sott’acqua non può vederlo nessuno, ma continua inevitabilmente a esistere. C’è . . . ci sarà sempre, e forse addirittura riesce a splendere ancora, da qualche parte.

Vorrei sapere adesso in quale oceano posso trovare una traccia di quella luce. 
Se c’è un valore che viene assegnato a un anello, o a una persona depositata sul fondo dell’anima. 
Dovrei immergermi in tutti i mari della Calabria.
Un folle che gira in barca alla ricerca del nulla.
Per sempre vivo.

Brevevita Letters
pubblicato il 28 novembre 2018
written on 2015




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“Coney Island of your mind”, by Wisdom of Harry – from the album “House of Binary”, 2000