4th April 2019, Il pub dove non vado più

T h e   A g e n d a 
Il pub dove non vado più
di Brevevita Letters

Wood Green è una zona parecchio affollata, e di conseguenza i pub sono molti.
Nel raggio di 200 mt da casa se ne contano 9, tutti strapieni di gente.
Sette di essi sono abbeveratoi industriali con clienti che somigliano a mucche anziane e stanche. Uno è figo ma sempre poco attento alle priorità dell’alcolizzato professionista (prezzi alti, a volte manca la Guinness, una unica tazza di cesso a disposizione del pubblico). 
L’ultimo, il nono, era quello che io avevo scelto, e dove andavo sempre.

Da fuori non dà l’idea del pub, ma di una specie di agenzia immobiliare di porto d’ascoli degli anni ’70.

Quando ci sono entrato per la prima volta sono rimasto colpito.
Dentro era come un’oasi. 
Solo sette persone, età media 65 anni, tutte sedute con lo sgabello al bancone, che immediatamente mi hanno rivolto lo sguardo, a me che entravo, come per dire: mo chi cazzo è che viene a rompere le palle? Giù per terra c’era una moquette dove ci potevi girare una puntata di quark, tante erano le forme di vita presenti; ma quello che mi ha impressionato di più è stato il silenzio, perché lì dentro si poteva perfino ascoltare il passo felpato che va dalla porta al bancone, e poi il fluttuare della birra sulla spillatrice, mentre fuori imperversava il solito inferno fatto di sirene della polizia, ambulanze, e gente che impazzisce fuori da Tesco.

Cazzo, mi sono detto.
Mi piace.

Per non sbagliare ho ordinato una Guinness.
Dopo un paio di minuti, e dopo aver capito che non ero uno scassacoglioni, i sette uomini hanno smesso di rivolgermi occhiate di studio. Non erano tutti vecchi. C’erano anche un paio di individui sotto i quaranta, uno dei quali assomigliava a Gigi d’Alessio.

Il secondo giorno qualcuno mi si è cominciato ad avvicinare. Mi chiedevano di dov’ero, cosa facessi a Londra, se ero sposato. Cose umane che a Londra non le trovi.

Col passare dei giorni la situazione è degenerata, a livello di confidenze: un carpentiere irlandese ha iniziato a dirmi: “smettila di fare i mercati, tu devi andare a vendere il vino a waitrose” (una catena di supermercati) e un 40enne robusto di origini turche vedendo la spirale di ferro affilata del mio cavatappi ha immaginato subito un’arma: “carino! avrei bisogno di uno di questi arnesi al pugno, quando mi prendo a botte”

Loro non lo sanno che quello è un cavatappi, perché bevono solo la birra.

Lì dentro si parla l’inglese quello ciancicato strettissimo e ho sempre capito circa il 5% di quello che mi veniva detto. Io non proferivo parola e pensavo: incredibile il rispetto che ho ottenuto in questo posto senza dire mai “A”.

Non so perché non ci sono andato più, forse perché lì dentro stavo iniziando a diventare una persona reale, e io invece volevo passare inosservato.

Oramai sono almeno tre-quattro mesi che non ci vado.

Un giorno sono passato lì davanti con Silvia e c’era il carpentiere irlandese lì fuori che si stava rollando una sigaretta: “Hey”, gli ho detto.
Lui alza la testa e mi fa: “hey, hai cominciato a vendere a waitrose?”

Ci siamo fatti una risata.
Credo sia venuto il momento di ritornare dai miei amici

Brevevita Letters
published on Monday, April the 2nd, 2019.
written in April 2019




wow, you’ve found a matching song!
“Discourse” by Sleaford Mods, from the album “Eton Alive”, released in 2019