c e n a f u o r i

T h e   I t a l i a n   M a g a z i n e —> fiction
c e n a f u o r i
di Brevevita Letters

Morbidelli e la sua nuova fidanzata stavano andando a cena in questo agriturismo a 3 km da Tortoreto. Durante il viaggio di andata si erano persi. La nuova fidanzata di Morbidelli dava la colpa a Morbidelli, e Morbidelli stava già teorizzando un incontro con l’elettrauto Fraccà per l’applicazione di un pulsante EIP (Estromissione Immediata Passeggero), appena sotto la rotellina del tergicristallo. Insomma, che necessità c’è di trovare un colpevole quando succede che sbagli strada? Non si potrebbe sdrammatizzare con un colpo di fondotinta o con qualche congiunzione scema? T’ho portata apposta cazzo! Morbidelli si sentiva davvero vicino al tornare a casa e al sedersi per due ore nel silenzio e nel buio. Comunque . . . Dopo 30 minuti di strade tentacolari del cazzo arrivarono al ristorante.

C’era indubbiamente ansia.

Una volta dentro, una gentile cameriera accompagnò e fece sedere la coppia al tavolo. Morbidelli si accorse che stava sudando a freddo.

“Vado un attimo al cesso”, disse.

Il cesso di quel ristorante era veramente tradizionale. Sembrava la stanza da bagno di una casa italiana di provincia. Era molto spazioso, e il fatto che fosse spazioso funse da calmante. C’erano mattonelle marroni lucide, tipiche degli anni 70, e c’era perfino il bidet. Morbidelli si sciacquò la faccia. Si guardò allo specchio. Si risciacquò la faccia. Si riguardò allo specchio. Aveva le vertigini, ma le vertigini stavano calando d’intensità. Le greche alle pareti gli sembrava che fluttuassero come nastri della ginnastica ritmica, e il lavandino era stato eretto tenendo conto di angolazioni innaturali, ma il ragazzo era pronto a riconsiderare il mondo per la duemilionesima volta, in maniera quadrata, così come tutti credevano fosse fatto. Stava meglio. Fu evitato il disastro. Tornò di là.

Arrivò il vino. Morbidelli smise di sudare. Venne stappata una bottiglia di una non meglio identificata cantina di Urbisaglia (MC), Marche, Italy. Si trattava di un bianco macerato a contatto con le bucce, invecchiato diversi anni (insolito per un bianco). Era probabile che quella boccia facesse decollare il prezzo della cena da 20 a testa a 40 a testa. Ma non era questo il problema.

Morbidelli mangiò una normalissima tagliata. La sua nuova fidanzata mangiò spezzatino leopardato ai frutti di bosco, o stronzate simili. Ma neanche questo era il problema.

La cameriera, in uno slancio confidenziale davvero inspiegabile, raccontò alla coppia che il 23 marzo prossimo venturo si sarebbe imbarcata per l’Australia. A Morbidelli gli prese male. Il ragazzo aveva dei rimpianti, sull’Australia, a causa di un ingaggio milionario risalente a 3 anni prima, che non s’era concretizzato. Colpa sua, colpa del procuratore, colpa della sua ex-fidanzata . . . tante cose . . . il ragazzo si era trovato a dover scegliere . . .

L’Italia,
ma guarda la madonna n’altra volta l’Italia aveva scelto.

Si trattava del 2011, nemmeno tanto tempo fa.

E dire che lì per lì gli era sembrato tutto così ovvio, a Morbidelli: al momento della scelta fu sufficiente effettuare un paio ragionamenti elementari: 1) lasciare la fidanzata di allora (che si opponeva al cambio di vita) e separare contabilmente un gigantesco mutuo che era stato stipulato insieme; 2) ricominciare una vita in solo a sedicimila chilometri di distanza, in un momento pericoloso della propria esistenza, un momento assolutamente privo di cervello, un momento incosciente e sconsiderato. Basta, non staremo qui a dilungarci con la lista delle dipendenze. Erano state cose da soppesare in fretta.

E’ incredibile come le cose cambino velocemente. A volte basta una nevicata. A volte basta che un ignorante alcolizzato si metta a sparare cazzate dentro al bar. La tua generosità e lungimiranza non ritornano sottoforma di bellezza, non necessariamente. A volte le cose si trasformano in una lacunosa pozzanghera fine a sé stessa. Immagina se avessi scelto diversamente, pensava Morbidelli, mentre la voccaperta che s’era portato a cena domandava cose imbarazzanti a proposito dei dolci elencati sul menù. Non è che adesso sarebbe tutto roseo, pensava Morbidelli. Sarebbero comunque altri guai. La vita diventa complicata, a ‘na cert’ora.

Guarda qua adesso, per esempio, pensava il Morbidelli: una cencia di sala di ristorante a caso: dieci tavoli di cui occupati sette. Tavolo uno ci siedono due troie, una delle quali ho posseduta sessualmente l’anno scorso; saperla nella stessa stanza mi fa sentire un rospo provocante disturbo; tavolo due ci siedono quattro di corropoli, amici miei un tempo abbastanza intimi, ora scomparsi nei meandri dell’età adulta; quasi ci evitiamo con gli sguardi e quasi l’incontrarli risulta imbarazzante; tavolo tre ci siedono tre grandi venditori, di quelli onnipotenti tuttologi che conoscono il mondo: uno mi deve 1.700 € da cinque anni, l’altro che citofona le case, l’altro ancora so nome e cognome l’ho visto crescere, sta venendo su bene mi pare, grasso e senza ritegno; guardalo, guarda come aggiunge litrate d’olio sopra ogni piatto, perfino sulla carne, ingordo, bello di casa, sta imparando in fretta, morti di fame; tavolo quattro famigliola apparentemente innocua, con la mamma belladonna triste e lontana dal sesso, e col papà colonnello dell’esercito (qui esibito eccezionalmente in abiti civili), sui 55 anni, magro, ben messo, col ragazzino diciassettenne che ancora per un’ora rinuncerà ad assumere droghe di colore azzurro e rosa; erano stati clienti del negozio di mio padre, li seguo dal ’93; sono un memorizzatore di professione . . . dove mi porterà, il seguire tutta questa gente . . . ; tavolo cinque e sei non li conosco, finalmente; Il tavolo sette sono io, io sono una mosca, tutto è merda attorno a me, e questa luce gialla e calda non facilita le cose, pensava il Morbidelli . . .

Il maitre faceva public relations con il tavolo tre delle tre teste di cazzo venditrici e morte di fame. Suonava tutto così stramaledettamente falso. Tutto era così sporco . . . Ma cosa intendeva esattamente Morbidelli? Qual era il concetto che doveva venir fuori dall’osservazione di questi penosi dettagli? Che in assoluto il posto dove più si trovava a suo agio era il cesso, perché era spazioso, perché lì dentro stava da solo, e perché lì dentro non doveva vedere le facce.

Domanda: è dunque questo il problema principale, nella vita?   Risposta: SI’! Tutto il cataclisma di merda che ti arriva addosso da dovunque, a una cert’ora. Tavolo uno, diciassette, settantotto. Ci stanno seduti tutti cadaveri. Che puzzano. Che infestano la sala. Morbidelli finì per rivalutare il freddo essere con cui era uscito fuori a cena.

“Ti piacerebbe diventare la moglie di un calciatore?”

“Che domande del cazzo. Certo”

Infatti era simpatica.

Il fatto è che tutta la vita è lunga, e non è sempre come quando ti comprano il cartellino, a 18 anni, quando ti riempiono di speranze e fanno uscire articoli che parlano di te, in cronaca locale. Dopo un po’ bello mio cominci a diventare l’ultima ruota del carro. In pochissimi avranno ancora la percezione di ciò che sei. Dei sogni che fai con protagonisti i cavalli ed Ennio Morricone. Della tua eleganza. Inizi a non contare più nulla. I tuoi compleanni passeranno inosservati come rondini sopra un autotreno di porci alla deriva, che schiattano e grugniscono dietro le grate. Le tue emozioni allora saranno interessanti come le controindicazioni dell’aspirina.

Il vino era quasi terminato. Morbidelli si sentiva calmo. ‘Sto bianchetto macerato ha placato la mia sete di giustizia, disse tra sé. Probabilmente, se il produttore del vino mi sentisse chiamarlo <<bianchetto>>, mi sgozzerebbe. Vabè, basta con le riflessioni eterodosse, pensò destandosi, mi sta esplodendo il fallo laterale, quella precisa linea bianca adiacente la gioia. Ho quest’essere, qui, da lavorarmi. Fu finalmente avviata una conversazione degna di nota al tavolo:

“che fai, prendi la torta? tu lo conosci il verbo intortare? sai che significa? significa ingannare qualcuno, circondurlo, approfittarsi di lui, o di lei . . .”

“madonna mia quanto sei intellettuale . . . e poi dicono che i calciatori sono stupidi . . . tu sei troppo intelligente secondo me”

“e allora vediamo: tu lo conosci il verbo trombare?”

“sì, lo conosco, jemo va”

“aspetta n’attimo, io senza genziana non vado da nessuna parte”

“quanto sei maschio!”

Morbidelli si sentì a casa sua, fu una sensazione bellissima. Era tosta ‘sta tipa (questo non le avrebbe evitato una sacrosanta epurazione l’indomani stesso): “sì, sono maschio, e sono stufo di starmene rintanato all’angolo”, diceva Morbidelli, “ad attendere le palate in testa che mi arrivano tutti i giorni al telefono, e su ‘sta troia di cassetta della posta. Finirà la paura. Finirà questo stringere i denti che fra poco me li spezzo. Se valgo qualcosa, il mio ragionamento tornerà. Ero così sicuro . . . Volevo che mi amassero, Lo volevo così tanto . . . “

“quale ragionamento, non ti seguo”

“il ragionamento di prima, sull’Australia”

“non ti preoccupare amore, qui ci sono io”

“davvero? vuoi venire in Australia con me ?”

“dove sta di preciso l’Australia?”

“devo fissare quell’incontro con Fraccà , per applicare pulsanti EIP ovunque, me li deve fare portatili cavolo, che li posso montare anche sulle sedie del ristorante”

“cosa?”

“niente, Fraccà, l’elettrauto, parlavo tra me e me”

Arrivò la genziana. Il resto della serata fu uno sfogo edonistico.

Morbidelli si svegliò il mattino dopo disillusissimo e pronto a morire. Mi piacerebbe crepare in battaglia, disse, rivolto al suo cuscino. Passata la sbornia, chiusa la parentesi con la sua nuova fidanzata . . . Ha deciso, nella notte, che da ora in poi con l’Italia basta. Per quest’anno la sua decisione è vivere. E mentre vivo muoio, disse, rivolto nello specchio. Mi manca pochissimo per essere pronto. Oramai mi conosco. Furono le sue ultime frasi, prima di immergersi nel sogno immediatamente successivo, e prima di affrontare la prossima persona.

Brevevita Letters
published on 9th March 2019
written on 2015




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“Blow up the outside world” by Soundgarden, from the album “Down of the upside”, of 1996