“CUORI DI ALLUMINIO” capitolo 9 – IL PARENTE DI VITO RIGA

CUORI DI ALLUMINIO – capitolo 9
IL PARENTE DI VITO RIGA
Selenio, si chiamava così, era un tipo troppo perbene, troppo, c’aveva due guance bianche e rosce come una mela, ed era noioso a livelli olimpionici, eppure Riga aveva un debole per lui. O meglio, la parte di cervello che Riga riservava al rispetto sacrosanto della sua famiglia pregava lo stesso Riga di trattare questo essere con garbo e gentilezza perché – come sua madre gli ripeteva sempre – Selenio le ricordava i ragazzi ingenui e sempliciotti che la corteggiavano quand’era fanciulla. Riga cercava sempre di assecondare questi impulsi atavici, questi richiami, in fondo non gli costava niente, bastava piazzare un paio di sorrisi al momento giusto, qualche frase strategica e tutti sembravano felici.

Stavolta però Selenio si era spinto un po’ troppo oltre: mercoledì 22 gennaio 1997 (due giorni prima del concerto di Silvestri) Selenio aveva fatto irruzione in casa di Riga con mucchi di brillantina tra i capelli, una ventiquattrore tra le mani, e avvolto da uno strombazzante completo principe di Galles.

Selenio fu invadente e disturbò tantissimo la quiete della sera, in quanto Riga aveva appena finito di cenare e stava gustandosi un limoncello fatto in casa davanti ad un accanito quarto di finale di Coppa Italia.

La madre di Riga si diede da fare nelle operazioni di ospitalità, tirò fuori birra, chinotti, diverse bottiglie di liquore, e partì con uno di quei discorsi “tua madre come sta e tuo padre e tua sorella bla bla bla”

Selenio però se ne fregava di tutto, era implacabile, e diceva che c’erano diverse novità che doveva urgentemente condividere con Riga, e che quella era di certo l’occasione della vita. Riga cercò di tagliare corto ma quello scemo megalomane non la finiva mai con le sue risatine e sguardi ammiccanti. In quei precisi attimi Riga avrebbe pagato per vederlo precipitare giù dalla finestra.

Selenio aveva detto: “allora ci vediamo sabato, ti passo a prendere alle due, Vito, mi raccomando!”

Riga aveva replicato debolmente: “ma dimmi perlomeno di che si tratta”

E lui: “per carità, lo scoprirai sabato”

Selenio aveva l’aria professionale e, pur balbettando in maniera imbarazzante, mostrava statistiche incomprensibili su un non meglio identificato nuovo e rivoluzionario business. Rideva di continuo, era entusiasta, faceva tenerezza. Riga ebbe la certezza che qualcuno gli avesse insozzato il cervello con qualche idiozia da venditore rampante. Riga cominciò a sospettare di cosa si trattasse, allora abbassò le palpebre e poi si voltò verso sua madre. Lei lo stava supplicando con lo sguardo. Quindi Riga tagliò corto: “non vuoi dirmi niente Selenio? Va bene, Selenio, ci vediamo sabato alle due”

Appena Selenio uscì fuori dalla porta Riga disse a sua madre: “questa è l’ultima volta che tratto bene Selenio”.

Brevevita Letters




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“A National Car Crash”, by 90 Day Men, from the album “To Everybody”, 2002