“CUORI DI ALLUMINIO” capitolo 5 – IN PIEDI A DESTRA: LU FURNAR

CUORI DI ALLUMINIO – capitolo 5
IN PIEDI A DESTRA: LU FURNAR
Andrea De Feis era da tutti conosciuto come Andrea Lu Furnar, perché suo padre era ‘Ndò Lu Furnar. Era così da sempre, e chissà per quante generazioni questo titolo si sarebbe ancora tramandato. Andrea Lu Furnar non c’entrava niente con il forno, perché lui lavorava nella fabbrica di mobiletti da cesso, ma si trascinava dietro ‘sto nome e basta.

La caratteristica principale de Lu Furnar era il nervosismo. Aveva lo sguardo di un pazzo. Faceva impressione già solo a vederlo camminare: aveva un passo schizzato, un incedere che non riusciva bene a controllare. Capitava spesso che, durante le vasche al Lungomare effettuate dagli idioti, Lu Furnar rimanesse indietro di qualche metro, oppure precedesse il resto della band di qualche metro. Così, senza ragione. Non riusciva a regolare l’andatura, proprio era negato.

Risultato: quando rimaneva indietro urlava rabbiosamente agli altri di aspettarlo, e quando invece precedeva il gruppo allora dai che gli dava a sputare, sputava in continuazione, preda di chissà quale spaventoso turbamento.

In macchina poi, era una furia. Stesso discorso fatto per il passeggio: non riusciva a regolare la pressione del piede sul pedale a destra del posto guida. Lu Furnar poteva avere fretta e viaggiare tranquillo a 50 orari su un’autostrada a tre corsie; viceversa, di sabato pomeriggio era solito lanciarsi in corse sfrenate su arterie cittadine affollatissime, impaziente dello shopping o di un semplice aperitivo. Risultato: in otto anni di patente era stato coinvolto in undici incidenti, nove dei quali causati da sue coglionate.

Negli ultimi tempi, però, da quando aveva cambiato macchina (sostituendo una vecchia e scassatissima Audi 80 con una Cinquecento gialla da pagare a rate), sembrava un tantino meno incosciente.
Ma a parte questo Lu Furnar diventava totalmente insopportabile quando:

– si metteva a parlare di lavoro;

– si metteva a parlare del servizio militare;

– si pippava l’eroina;

i suoi amici conoscevano a memoria ogni metro quadro della fabbrica dove lavorava, e i macchinari a cosa servivano, le presse, i quadri elettrici, le molette, e l’eccitazione in officina all’arrivo della nuova catena di montaggio. Così come conoscevano esattamente tutte le vicende riguardanti il 18 luglio del 1993, suo duecentottantaquattresimo giorno di servizio militare, cosa successe il 19 luglio, il 20, il 21, il 24. E poi la cena dei cento giorni all’alba, i giorni di erre, la marcetta congedanti col silenzio fuori ordinanza, le polveriere in mezzo ai boschi, e soprattutto il leggendario passaggio della stecca, un tremendo pippone che inglobava la schiuma da barba spruzzata dappertutto, la merda spalmata sul cuscino della rospa raccomandata Clementi, i fogliettini di carta ficcati tra le dita dei piedi del caporale rospa Gasparroni (mentre questo dormiva) e poi accesi coi fiammiferi.

Di fronte a queste narrazioni, oramai il mondo mostrava insofferenza.

Lu Furnar risfoderava gli episodi anche quattro volte a settimana, ed era capace di raccontarli a chiunque gli si trovasse di fronte, anche a gente di Bologna che aveva appena conosciuto, o a tedeschi che venivano in vacanza. I suoi amici non riuscivano mai a capire se lui si rendesse conto di quanto le sue vittime desiderassero staccarsi da quegli imbarazzanti assolo.

Quando si pippava l’eroina, poi, gli aneddoti si confondevano tra loro, si ramificavano, e degli strati di bava bianca schifosa gli si piazzavano ai lati della bocca.

Punti a suo favore: uno solo, gigantesco: Lu Furnar sapeva essere bellissimo e romantico, e pur di difendere un amico si sarebbe fatto ghigliottinare.

Brevevita Letters




wow, you’ve found a matching song!
“Heavy-Metal” by Clap Your hands Say Yeah, from the self-titled album, released in 2005