“CUORI DI ALLUMINIO” capitolo 4 – IN PIEDI DA SINISTRA: PEZZA

CUORI DI ALLUMINIO – capitolo 4
IN PIEDI DA SINISTRA: PEZZA
Pezza era malato, la depressione cronica era il suo guaio, ma a prima vista poteva sembrare una persona normale: calmo, anzi calmissimo, posato, apparentemente ragionevole e quadrato. Pareva proprio una personcina a modo, salvo poi scoprire che non si era mai lavato i denti in vita sua, si faceva la doccia una volta a settimana, e rubava i soldi dalla ditta di trasporti del padre – dove lavorava come autista – nonostante percepisse uno stipendio più che doppio rispetto a un camionista qualsiasi. Stipendio che però non gli era sufficiente a garantirsi l’acquisto regolare di eroina.

Non è finita: si pettinava tutte le sere come uno di quarant’anni nel giorno del proprio matrimonio, e masticava sempre mallopponi di gingomme, quelle fuxia, le stesse che si comprano i bambini. Era astemio, un po’ fissato con le religioni (ultimamente soprattutto con l’Islam), e andava a messa strafatto tutte le domeniche alle sette di sera. Macinava soldi a ripetizione: li prestava, se li perdeva, li bruciava, si perdeva e si bruciava.

Ancora: usava l’armadio alla stessa maniera del pettine: si vestiva come la buonanima del nonno.

Quanto a musica da ascoltare era rimasto appiccicato a Dalla/De Gregori. Di stranieri ne voleva sapere solo di Bob Dylan e R.E.M. Era fermo lì, non voleva sentir parlare di nient’altro.

Avrebbe avuto disperatamente bisogno di ogni genere di consigli e di parole, e in effetti lui ascoltava qualsiasi cosa e chiunque, sì, per carità, ma poi faceva sempre di testa sua. Tutto sempre ostinatamente di testa sua. Forse per far credere che lui si piaceva così: giovane e vecchio, testardo, incapace, senza vere passioni.

La verità, piuttosto, era che lui non si piaceva affatto. E stava male, e gli si leggeva in faccia. Chi gli stava attorno percepiva queste urla silenziose. Lamenti da purgatorio che sbattevano contro i finestrini della macchina come pietre invisibili, fornendo un’idea della pesantezza della vita. A 25-26 anni fai finta di non sentirle e non vederle queste cose. Ma ci stanno. E non sai come affrontarle.

Brevevita Letters




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“Sylvia” by Mosquitos, from the album “Ventilator Blues”, 2006