“CUORI DI ALLUMINIO” capitolo 35 – GLI OCCHI DEGLI ALANI

CUORI DI ALLUMINIO -capitolo 35
GLI OCCHI DEGLI ALANI
“ho parcheggiato qui di fronte”, disse Vito Riga.
Lei lo seguì.
Salirono sulla panda rossa agonizzante.

Appena dentro, lei avvicinò il suo corpo al parabrezza. Il fatto è che il sedile passeggeri della panda era ben poco confortevole, e lei cercò un rimedio per non sentire sponde di ferro sotto al culo.

“che hai”, le disse Riga.

“niente, non vedo l’ora di farmi un calice di vino”

Elena indicava la strada da percorrere. Il posto era isolato. Apparvero le luci di un’insegna all’orizzonte. Le luci erano ancora lontane, e splendevano al termine della lunga salita che la panda stava affrontando. Restava qualche istante ancora, qualche istante per pensare, qualche istante per massacrarsi. Riga vide scorrere case all’avanguardia, apparentemente progettate da architetti con le palle, e protette dagli occhi silenziosi di giganteschi alani che si materializzavano nel buio, oltre i cancelli e le inferriate. C’era campagna, tutt’attorno, alberi, sentieri; d’estate quel sobborgo doveva somigliare al paradiso; eppure, gli sguardi degli alani si connettevano con alcuni laghi chimici paurosi che Vito Riga custodiva nel profondo, e di cui conosceva ancora poco. Si profilava forse un collegamento con la situazione attuale, ma questo collegamento non era ancora chiaro: io Riga io, pensava, io, chi sono io, i vari personaggi della situazione, il buio e la salita, qui ci si gioca la vita quella tosta, quella che lascia il segno e che poi verrà ricordata per sempre. Seduti al tavolo da giuoco c’erano Riga, Elena, Giovanna, più un quarto eventuale demonio che doveva ancora fare capolino, un demonio che serviva come antipasto gli occhi di quei cani.

Elena e Riga raggiunsero il locale.
Entrarono dentro.

Un ambiente silenzioso, uno di quei posti dove le parole acquisiscono un valore raddoppiato. Una tavolata di gente brizzolata spargeva nell’aria un brusio di voci eleganti sulla destra. Una fenomenale credenza in legno antico si ergeva a sinistra, con bottiglie di vino di qualità apparentemente portentosa. Buffet di verdure gratinate al centro. Un cameriere indaffarato ma cordiale accolse la coppia con un largo e servizievole sorriso.

Elena e Riga si sedettero, arrivò subito il vino: freschissimo, buono, rotondo, convincente, era un Verdicchio.

“sai che porca zozza, appena l’ho messo in bocca, mi è venuta in mente la mia panda?”

“in che senso?”

“non m’importa se la stronza non riparte. Con questo vino al fianco potrei fare cento chilometri a piedi ‘mmezz a Lu fredd”
(N.B. vuol dire in mezzo al freddo)

“va bene insomma dimmi, chi sei tu?” chiese lei di punto in bianco

“wow partiamo subito dal profondo dell’anima – ok lo accetto, anche a me piace così!”

“eddai allora”

“non lo so, non oso definirmi. In linea di massima mi ritengo un essere pieno di vita, talmente tanta vita che non la so gestire, sono gonfio di bene e di male, e mi servono collaboratori che mi aiutano a fare la cernita. Che altro posso dirti, così, di primo acchitto: ho l’alopecia. E poi che altro, negli ultimi giorni ho avuto un paio di intoppi strani. Ad esempio sabato pomeriggio una pazzesca riunione di venditori di detersivi, una cosa orrenda”

“Detersivi?”

“sì, c’è questo mio cugino che mi sta addosso di continuo e dice che vendendo quella roba si fanno i miliardi”

“miliardi? Con i detersivi?”

“sì, ma mio cugino è un coglione totale, non capisce niente, si depila”

“e che male c’è se uno si depila?” chiese lei serenamente

“penso più o meno niente, però lui esagera. S’è fatto plagiare da tutti questi meccanismi moderni. Si depila le parti intime con il laser, capisci? Ti sembra normale? Uno che per depilarsi si spara il laser nei coglioni?”

“beh, no”

“e poi tutti quei profumi che si mette, le cazzate che spara di continuo… ”

“capisco. Ma allora perché tu gli dai retta?

“ma non gli do retta”

“e perché sei andato a quella riunione di detersivi?”

“non è stato completamente inutile, ho assistito a un sacco di scene per me nuove, atte a completare un quadro sull’umanità. Io succhio e memorizzo”

“e la tua memoria funziona bene?”

“io cerco di ricordare”

“tu ci riesci sempre?”

“io mi sto allenando”

Le parole uscivano una dietro l’altra, dall’una e dall’altra parte, automatiche, naturali, scoppiettanti. Poi successe una cosa bellissima e strana: i due cominciarono a vuotare il sacco, all’improvviso. Fu qualcosa di straordinariamente puro, e fu come se una telecamera li stesse inquadrando. Una telecamera che zoomava inizialmente su Vito Riga . . .

Brevevita Letters




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“In my view” by Young Fathers, from the album “Cocoa Sugar”, released in 2018