“CUORI DI ALLUMINIO” capitolo 30 – LA SALA GIOCHI

CUORI DI ALLUMINIO – capitolo 30
LA SALA GIOCHI
La sala-giochi luogo dell’appuntamento con Vetriolo era situata in una traversa della via Salaria. Riga andò fin là a piedi, pensando a cosa dire a quello zingaro, immaginando le frasi e le risposte: “il mio compito è restare molto calmo, si sistemerà tutto”, si disse lungo il cammino. Pensò a quanto avrebbe potuto sentirsi libero e alleggerito dopo quell’incontro.

Quando Riga arrivò in sala-giochi non c’era ancora nessuno, era presto, e il fermento del sabato sera doveva ancora iniziare a prender forma. Solo un paio di ragazzini, fermi al bancone, prendevano il caffè e discutevano il da farsi. Nominavano Rimini, Senigallia, Pescara. Riga ordinò brancamenta con ghiaccio, nonostante gennaio e il freddo che si porta appresso. Arrivarono altri ragazzi. Alcuni a voce alta parlavano in codice di droga, altri ancora ridevano insieme a delle belle ragazze, raccontavano episodi capitati in qualche simpatica gita, usavano toni chiassosi da amici inseparabili che si vogliono bene e che si dicono solo le cose più inutili.

“Parla, ho solo cinque minuti di tiempo” sentì dire Riga alle sue spalle.

Si voltò, era Vetriolo! Tutto sporco, con le labbra viola scuro, gli occhi socchiusi come al solito, le pianelle e i calzini di lana. A Riga sfrecciò in testa un pensiero incoraggiante: “cinque minuti, cazzo, giusto cinque minuti e mi libero di questa schifezza”.

“vabè, ma andiamo fuori un attimo, no? Non è meglio?” disse Riga sorseggiando il brancamenta.
“uagliò fuori fa freddo”
“possiamo andare in macchina, l’hai portata la macchina? Io sono a piedi”
“vabbuò, allora pagami un Campari”
“come no, ci mancherebbe, non hai ancora cenato?”
“certo che ho cenato”
“e bevi il Campari dopo cena?”
“perché, non si può bevere? È vietato? Vuoi mettermi in galera? uoh uoh uoh” (era la sua risata)

Scolarono le bevute e uscirono fuori. Salirono sulla macchina dello zingaro, una bmw con rughe croniche, vecchia di almeno vent’anni, che emanava un odore variegato: sudore di piedi, misto metallo pesante, misto cosmetici da uomo.

“uagliò però dobbiamo farci un giro, mi sento un deficiente a stare a parlare nella macchina mentre sono fermo, mi sembra una cosa da bambini che montano di nascosto nella macchina del papà e fanno finta di portarla, tu che dici?”

“sì, sì, andiamo”

Vetriolo sembrava leggermente ubriaco, di buon umore, abbastanza abbordabile. Riga pensò che la situazione poteva forse ritenersi alla sua portata.

“si però devo prima posare questo arnese perché quando guido mi da proprio fastidio”

Cristo, in macchina era buio, ma Riga notò un riflesso chiaro in mezzo al ferro: Vetriolo si era tolto la pistola dalla cinta e l’aveva riposta nella tasca dello sportello. Quell’odore di metallo pesante era piombo, cazzo! Proiettili! Era sabato sera cazzo, e Vetriolo girava con la pistola addosso! Situazione alla sua portata? Boh, Riga non lo sapeva più, sapeva solo che non doveva perdere la calma, si sarebbe risolto tutto, tutto quanto, era sicuro.

Imboccarono un vialone costellato di lampioni gialli.
Vetriolo procedeva a venti all’ora, guardava la strada, fuori dal finestrino scorreva lentamente il duepercento.
Gli amici di Vito Riga osservavano impietriti…

Riga ruppe allora il silenzio, e disse:
“ti porto buone notizie. Ci sono due miei amici che ti devono dei soldi. Io sono venuto a darteli”
“come sarebbe? Non mi quadra. Perché devi venire tu, a darmeli. Chi sei tu. Non possono venire loro, a darmeli?”
“hanno mandato me. Sono un loro amico stretto, mi hanno detto che ti devono centocinquanta carte”
“ma chi sarebbero questi, vuoi dirmi o no chi sarebbero?” chiese Vetriolo senza staccare gli occhi dalla strada e piazzando la sua orecchia a pochi centimetri da Riga.
“Pezza e Lu Furnar, quei due che vanno in giro sempre a coppia, quei due che stanno sempre al duepercento”
“ma chi sarebbero? quell’addormito con quei capelli da deficiente?” Vetriolo si riferiva a Pezza, era sicuro.

“eh! Esatto, proprio quello lì! Noi siamo tipi a posto, proprio non facciamo scherzi. E poi scusa, sarebbe da stupidi fare scherzi a uno come te”
“esatto uagliò, sarebbe proprio da stupidi”
“Lo so. Non sono qui per fare qualche cazzata. Sono qui per darti i soldi che ti spettano”
“ma tu mi hai detto anche che mi dovevi da parlare. Darmi i soldi non significa parlare, darmi i soldi significa darmi i soldi e basta”
“intanto ti do i soldi. Saldiamo prima i debiti, che è meglio, è una cosa più corretta. Pezza e Lu Furnar mi hanno detto che ti devo dare centocinquanta car…”

“aspetta aspetta, non lo so, devo prima controllare… come faccio a ricordarmi… devo prendere il quaderno…”

Vetriolo tacque qualche istante, continuava a tenere gli occhi fissi sulla strada, a viaggiare a venti all’ora, a massaggiarsi il mento con le dita nere “…mmmmh, questa storia non mi piace per niente. Mi sto stancando di sentirti. Ho da fare. Insomma che vuoi?”

“calma oh, voglio darti i tuoi soldi. Sono qui con centocinquanta carte in mano” disse Riga con tutta la calma che riuscì a raggranellare.

“senti, mi hai stufato, fai venire loro a darmeli. Me li devono dare loro!” ringhiò Vetriolo puntando l’indice verso la strada e poi verso il ragazzo.

Seguirono lunghi istanti di silenzio.

Dopodiché Vetriolo sterzò improvvisamente, decisissimo a tornare indietro. La situazione stava diventando complicata. A Riga restavano pochi secondi. Quella era l’ultima occasione per parlare.

Brevevita Letters




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“Clandestino” by Manu Chao, from the self-titled album of 1998