“CUORI DI ALLUMINIO” capitolo 29 – I FRATELLI SPECA

CUORI DI ALLUMINIO – capitolo 29
I FRATELLI SPECA
Vito Riga era a casa, finalmente.
La voce androgina di Thalia Zedek graffiava le casse dello stereo.
Riga era sdraiato sul letto.
Fissava il soffitto.
Il peggio doveva ancora arrivare.

I pensieri defluirono tutti verso lo zingaro: “Vetriolo, Cristo, che gli dico? Che porcozzio gli racconto? Ma chi mi ha cecato? Perché accollarmi una discussione con quello zingaro del cazzo?”

Squillò il telefono tra il frastuono armonioso di una canzone intitolata “Sad Eyes”. Era Giovanna, la sua ragazza infermiera.

“ciao, ma sei a casa?”
“e certo!! Se telefoni al numero di casa e ti risponde il sottoscritto vuol dire che sto a casa”
“cioè, volevo dire come stai”
“e come stai, e come stai! Che ne so… Non lo so come sto, non ci sto a capì niente. Ho dormito poco. Poi sono stato con Selenio a quell’appuntamento del cazzo”
“eh?”
“vendono detersivi. Non mi piacciono i detersivi, non so, non capisco niente di detersivi, insomma non me ne frega nu cazz”
“e quindi?”
“quindi cosa?”
“No, dico, che vuoi fare?”
“Come che voglio fare, come?”
“Ci andrai ancora a queste riunioni?”
“ma che sci matta? nemmeno se mi pagano, non farmi incazzare anche tu, preferisco la pressa”
“non gridarmi addosso, ti prego, mi viene voglia di riattaccare”
“ieri sera ho conosciuto una ragazza…”
“sì, Vezna me l’ha detto”
“…ma tu mi sei mancata”
“Vito, io comincio a sentirti parecchio distante”

Ci fu silenzio.

“È davvero strano, io oggi ti sento vicina”

Riattaccarono. Riga andò in cucina. C’era sua madre. Stava preparando la minestra. Guardava il telegiornale e non suo figlio.
“come stai?” domandò Riga
“dove vai stasera?” domandò lei
“babbo quando torna?” domandò Riga
Tre domande che restarono senza risposta.
Il padre di Riga lavorava il cartongesso. Tornava a casa una o due volte al mese. Era dipendente in una piccola ditta di controsoffittature affiliata – tramite una sorta di accordo commerciale sottobanco – ad una serie di altre ditte di falegnami, elettricisti, muratori, idraulici. Questo sciame di dittarelle realizzava di tutto: centri commerciali a Vigevano, gioiellerie di lusso a Roma, discoteche a Cortina d’Ampezzo. La condottiera del plotone era la falegnameria dei fratelli Speca

I fratelli Speca avevano alle proprie dipendenze periti, architetti, ingegneri, ed almeno una ventina di operai, tutti molto esperti. I fratelli Speca decidevano i lavori da accettare e quelli da scartare, avevano esperienza, conoscevano le potenzialità commerciali di ogni angolo d’Italia, e avevano gli appoggi giusti praticamente ovunque. La ditta dove lavorava il padre di Riga seguiva le decisioni dei fratelli Speca senza fiatare.

A Riga non piacevano, i fratelli Speca. Gli impedivano di osservare le gigantesche mani di suo padre all’ora del pasto, di sentire il suo pugno scagliarsi sul tavolo da pranzo quando parlavano i politici alla televisione. E il suono di quel pugno a Vito Riga piaceva.

La madre di Riga i fratelli Speca li odiava.
Leggermente diversa era la situazione odio per quanto riguardava Riga padre, visto che non era lui la persona costretta a restare sempre in casa, sola, a marcire davanti al telegiornale e alla minestra.

Riga tracannò la minestra.
Aprì la credenza dei liquori e tirò fuori la grappa.
Tracannò la grappa.
Si piazzò una sigaretta in bocca, si avviò.
Era giunta l’ora di affrontare Vetriolo.

Brevevita Letters




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“Need a little time” by Courtney Barnett, from the album “Tell me how you really feel”, 2018