“CUORI DI ALLUMINIO” capitolo 28 – LA RELAZIONE TRIMESTRALE DI DIO

CUORI DI ALLUMINIO – capitolo 28  
LA RELAZIONE TRIMESTRALE DI DIO
Andarono tutti a sedersi in una enorme sala all’interno dell’albergo. Là dentro Vito Riga fu colpito dai capelli. Fuori non li aveva notati. Migliaia e migliaia di milioni di capelli. Tutti ordinati scrupolosamente con tonnellate e tonnellate di gel. Fissati con minuzia da settecentomila metri cubi di lacca spray odorosa e permanente. Gli uomini sotto quei capelli applaudivano, sempre, ininterrottamente, ad ogni cosa.

Qualcuno urlava: “Bravooo” all’omino che andava a ritirare la targa del venditore dell’anno. Qualcun altro urlava “vai così, Rosario, ce la puoi fare!” all’omino che andava a ritirare la medaglia del venditore del mese. L’uomo al microfono si agitava, cercava sistematicamente il boato della folla, consegnò un attestato di merito ad un ragazzino molto giovane fingendosi commosso: “ecco le soddisfazioni della vita, soddisfazioni che nella nostra azienda sono possibili: partire da zero come ha fatto il diciannovenne Gian Maria Fiscaletti ed arrivare a ritirare l’attestato di venditore della settimana! Facciamo un applauso a questo promettentissimo giovane!…”

Ci fu un applauso. L’uomo al microfono alzò la voce: “…che ha compiuto il primo passo verso gli incarichi dirigenziali…”

Ci fu un applauso scrosciante. Adesso l’uomo al microfono urlava, sembrava una belva: “…perché niente è impossibile. Ricordate. Dipende tutto da voi. Il vostro futuro è nelle vostre mani. Anche voi potrete scalare l’organigramma della nostra grande azienda”

Ci fu un’esplosione, una gigantesca standing-ovation.

Vito Riga stava lì, seduto al centro del salone, mentre tutti erano in piedi ad applaudire attorno alla sua testa. Era sommerso. Si guardava in giro, cercava di scovare qualche faccia amica, qualcuno che si trovasse un po’ a disagio, o che perlomeno non gioisse. Quei pochi che non si erano alzati ad applaudire erano impegnati a scrivere su certe agende rilegate in pelle. Povero Riga, era maledettamente solo lì dentro, guardava l’orologio, si grattava gli zigomi, sperava che nessuno gli rivolgesse la parola.

Invece Selenio andava avanti inesorabile: “hai visto, Vito? Eh? Hai visto che roba? Quello al microfono ha sessant’anni, hai visto che entusiasmo ha ancora?”

“ho visto, come no, ho visto tutto, ma si può finalmente sapere che cazzo vendete?”

“ecco, ecco, adesso ci sarà la relazione trimestrale del direttore di zona. Adesso dirà tutto lui, vedrai che discorso, adesso t’innamori”

“certo, io non vedo l’ora”

E finalmente salì sul palco il direttore, quel tale, Cardarelli, che entrò in scena e fu accolto come Dio. Allora Dio esiste, pensò Riga, ma certo, è Cardarelli! Questo qui pigliò il microfono e prese a raccontare la storia della sua vita, le ore di straordinario nel bar, i soldi che non bastavano mai, la sua ragazza che lo stava per lasciare a causa delle bollette che proprio lui, il grande Cardarelli, non riusciva mai a pagare. Poi la svolta, l’occasione, “la grande azienda che mi chiama, come un angelo che appare all’improvviso nella notte e mi salva da tanta mediocrità” (parole testuali). Cardarelli andò avanti con la sua relazione: una sequenza di cifre per Riga del tutto incomprensibili, grafici, piramidine disegnate alla lavagna. La gente era ipnotizzata. C’era meno rumore, adesso, meno applausi, tutti fissavano Cardarelli stupefatti, alcuni parlavano da soli, sembrava recitassero, come dei fedeli in un convento. E finalmente Cardarelli si rivolse ai novellini, a quelli come Riga, ai poveri idioti trascinati in quel posto da qualche cugino entusiasmato:

“vedete ragazzi, io mi rivolgo a voi, perché voi rappresentate il futuro. E poi io amo molto i giovani”

Una hostess dalla faccia triste, nel frattempo, avvolta in un tailleur acqua di mare, sistemò su un tavolo alcune bottigliette di plastica blu. Ecco il prodotto, pensò Riga, che sarà mai, un qualche fluido magico, una qualche rivoluzionaria scoperta, sarà forse la bevanda prodigiosa che annulla la morte, che risponde alle domande esistenziali, che non ti fa sbroccare di fronte a una debolezza che si palesa inesorabilmente, di fronte alle lettere verdi quelle delle multe, di fronte ai sei milioni e mezzo che ti ha preventivato quel porco del dentista.

Oppure è una gazzosa speciale che ti fa tenere in pugno tutti i tuoi pensieri, che magari te la bevi e ti viene pure la vista a raggi x, una bevanda per vedere attraverso i muri, per spiare la vicina di casa troia che cornifica il marito col mediatore tecnocasa…

Invece no.

Cardarelli aveva adesso attaccato a parlare di mani pulite, pelle non screpolata, profumi al limone verde, magnolia e frutti di bosco. Si trattava di un detersivo, Cristo, un insignificante ed idiota detersivo per piatti, sgrassante per pentole in acciaio inox, e aromatizzato alle fogge più esotiche per recuperare equilibrio e gioia di vivere dopo una cena con la donna sbagliata.

Un detersivo cazzo, per di più di una marca completamente sconosciuta. Ma chi se lo poteva comprare? Com’era possibile fare miliardi vendendo detersivi porta a porta? E tutto quell’entusiasmo, dunque? Perché c’era?

Riga cominciò a pensare che, sotto le sembianze di un normalissimo convegno di venditori, potesse nascondersi in realtà la filosofia di una setta religiosa segreta e spaventevole. Magari Cardarelli era Dio, era Dio veramente, e non il direttore generale di una gigantesca azienda; o magari, se non Dio, perlomeno il supremo sacerdote di questa agghiacciante setta, colui che tutto sa e tutto controlla, l’invasato che di lì a poco avrebbe aizzato i suoi adepti verso un terrificante suicidio di massa.

Al termine del convegno era previsto un rinfresco. Mentre tutti si ingozzavano di aperitivi verdi e patatine, Riga fissava preoccupato i bocchettoni dell’impianto di aerazione. Temeva che da un momento all’altro un gas violaceo potesse sprigionarsi e saturare l’atmosfera.

Invece arrivò il momento in cui tutti uscirono fuori, Cardarelli salì a bordo del suo mega-macchinone e sfrecciò via salutando con la mano da dietro al finestrino. Proprio come il Papa. E l’unico gas nocivo che si dipanava in giro era il fiato di Selenio, che continuava a scaricare metri cubi di cazzate:

“eeeh? che ne dici? Sei convinto? Eeeeh? Hai visto che realtà ti ho fatto conoscere?”

“per carità, portami a casa” disse Riga sconsolato come un uomo a piedi nudi che passeggia sopra la sua ultima spiaggia.

Brevevita Letters




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“All’Italia”, by Invers. 
From the album “Dal Peggiore dei Tuoi Figli”, out in 2012