“CUORI DI ALLUMINIO” capitolo 27 – IL RITORNO DI SELENIO

CUORI DI ALLUMINIO – capitolo 27
IL RITORNO DI SELENIO 
Riga piombò a casa a tutta velocità (75 km orari) a bordo della sua panda rossa agonizzante. Si lavò, mangiò, sua madre a malapena la guardò. Andò ad aspettare Selenio davanti al suo portone, seduto sulle sue tre scale personali. Fumò una sigaretta. Guardò scorrere il traffico. Guardò le facce nelle macchine. Quasi tutte nascondevano qualcosa di misterioso.

Idraulici sovrappensiero, donne insoddisfatte, aiuto-agricoltori rumeni.

Tutt’a un tratto spuntò Selenio puntualissimo a bordo di una Golf fiammante. Scese e salutò Riga con l’espressione di chi non sta più nella pelle per la contentezza. Aveva una cravatta enorme, con un nodo enorme, di un celeste vistosissimo. Avvolto in quegli abiti sgargianti Selenio era a suo agio e scalpitava. Peccato per le sue frasi goffe.

“allora, Selenio, caro cugino, di che si tratta?” disse Riga ostentando una verve del tutto contraffatta.

“Lo saprai tra poco” disse Selenio mentre ingranava con entusiasmo la quarta “vedrai cosa ti attende, vedrai che bello, tu nemmeno immagini”

Che idiota, ancora si ostinava a tenere Riga all’oscuro di tutto: “è una cosa davvero così bella e grande? Credi che mi stupirò?” Riga aveva preso a utilizzare del sarcasmo, ma il sarcasmo non veniva recepito.

“io credo di sì, credo che tra poco sarai entusiasta almeno quanto me”

Mentre, totalmente disilluso, Riga attendeva che qualcosa lo stupisse, i due arrivarono in un albergo della zona. Il parcheggio era talmente pieno di Porsche e BMW che lì in mezzo la Golf fiammante di Selenio ci faceva la figura della 127.

“ma cos’è? una rimpatriata di miliardari?” , disse Vito Riga.

“hehehe! Fra poco anche noi saremo miliardari, se ci crediamo per davvero in questa cosa. Vito, ci dobbiamo credere!” disse Selenio festosamente, riempiendo suo cugino di pacche sulle ginocchia.

Cazzo, che fastidio. Riga stava provando odio per sé stesso, per non essere riuscito a scrollarsi di dosso questo coglione a tempo dovuto.

Scesero dalla macchina. Immediatamente Selenio si fiondò a salutare alcuni suoi amici dal nodo di cravatta enorme. Amici? Bah, diciamo che avrebbero dovuto essere arrestati per produzione e smercio di sorrisi falsi e falso buon umore. Avevano delle facce verniciate, bollenti, di pelle lavorata e ricamata a mano. Indossavano dei pantaloni a sigaretta tutti uguali, nessuno di loro fumava, nessuno di loro era triste. Riga guardava in aria, guardava i condomini attorno e le colline, accendeva sigarette, ascoltava:

“Lo sapete che stasera ci sta Cardarelli?”

“chi?”

“Cardarelli, quello che faceva il barista e adesso è direttore di zona”

“Gira in Maserati, quello, e firma i contratti con la stilografica d’oro massiccio”

“non ci credo, impossibile, Cardarelli è qui?”

“io mi sono sempre chiesto che faccia ha. Per me quell’uomo è un mito vivente!”

“mah, dicono che è bassino, nemmeno tanto grande, un tipo normale, ti rendi conto? Uno come noi”

“Ma dai, è una balla, Cardarelli non può venire in questo albergo”

“nell’albergo dove siamo anche noi! Ti rendi conto?”

“io andrò a stringergli la mano, magari in un futuro si ricorderà di me, magari gli rimane impressa la mia faccia, che ne sai, tutto è possibile nella vita”

“certo, certo, non si sa mai, come no”

“tutto può accadere, in un futuro”

A quel punto uno di questi che parlavano – uno basso, rosso e lentigginoso – si voltò verso Riga. Gli sorrise con l’aria di chi ha davanti una giovane ed ingenua testa vuota da riempire, e disse:

“allora? Come andiamo, giovane!”

“andiamo bene”

“dici? Guardami negli occhi: ma tu, che vuoi fare, nella vita?”

“io non lo so che voglio fare. Perché, tu lo sai?”

“certo che lo so”

“e sai anche quello che voglio fare io?”

“certo che lo so”

“no. Tu non puoi saperlo, amico”

“tu non ti preoccupare” disse quello con tanto di pacca sulla spalla “intanto ascolta bene le cose che verranno dette tra poco nella convention, perché sono cose veramente importanti”

“cose veramente importanti? E quali cose?”

“roba che ti fa svoltare la vita”

“si tratta di pantaloni? Vendete pantaloni a sigaretta? Anche Cardarelli ha i pantaloni a sigaretta come i vostri?”

“eeeh, aivoglia, he he he, quello sta al top, guadagna venticinque teste al mese. Quello se li fa fare su misura, i pantaloni”

Arrivò un altro tipo e si appiccicò a Riga con gli stessi discorsi. Questo sembrava più simpatico, aveva una voce elegante e il tono molto serio: “che ne dici di venire con me a fare un controllo sulla zona del maceratese, un giorno di questi? È una zona poco coperta, sai? Potresti inserirti bene in quell’area. E poi ti vedo bene. Hai la faccia sveglia”

“dici? Io non so niente, non so neanche che vendete”

“te lo spiegherà Cardarelli che vendiamo, e poi cosa t’importa, la presenza ce l’hai, basta che sai parlare, sta tranquillo”

Riga la situazione ce l’aveva in pugno. Lui lottava contro la stupidità, lo aveva fatto per tutta la sua vita, e forse negli anni aveva perfino raggiunto qualche microscopico risultato, ma davvero quell’ambiente lì era difficile da combattere, e a tratti gli sembrava di ritornare punto a capo.

La relazione di Cardarelli incalzava . .

Brevevita Letters
published on 26th December 2018
written on 2015




wow, you’ve found a matching “Where is my mind”- Pixies.
From the album “Surfer Rosa”, out in 1988