“CUORI DI ALLUMINIO” capitolo 25 – CINCIRIPINI SVOLTA

CUORI DI ALLUMINIO – capitolo 25
CINCIRIPINI SVOLTA
Siamo a Spaccasassi e Cinciripini (estemporanea coppia) diretti al Ferro e Fuoco.

In capo a dieci minuti, i due saltarono sulla superlucidata Opel Kadett cabrio rossa e si lanciarono sulla via Salaria in direzione est. La radio rimase spenta, i due rimasero in silenzio. Mentre Spaccasassi cercava di evitare il traffico infilandosi in tutte le scorciatoie esistenti, Cinciripini guardava dritto davanti a sé senza fare una mossa. Provava orrore. Si rese conto che il sedile di quella Opel era comodo, sì, ma tremendamente distante. Quello su cui Cinciripini era seduto non era affatto il suo posto.

La sua esatta collocazione sociale era un pullman del cazzo, il motorino che ogni tanto si fregava a suo nipote, un’ora e mezza di frustrante autostop, l’elemosina fotocopiata del dammi un passaggio/dammi un passaggio, il dipendere, le familiari di Peroni bevute da solo, fuori dal bar, annegato nel freddo, in una fredda palude di merda.

Alle cinque meno un minuto i due giunsero davanti al Ferro e Fuoco. Il pub era già aperto, i primi clienti entravano dentro.

“datti una mossa, io ti aspetto qua. Devi metterci cinque secondi!”, ringhiò Spaccasassi con durezza, lasciando trasudare un certo schifo che si accompagnava alle parole

“oh grazie Spacca, grazie davvero, sei un amico”

“ma quale amico! bleeh, dai, scendi, movt, se no ti lascio qua!”

“ma no, dai, non fa’ lu matt, ché alle sei passa mio nipote al duepercen…”

“e sbrigati alloraaa!!”

Cinciripini s’infilò con passo tranquillo in birreria.

Passò qualche minuto. Il parcheggio là davanti si riempiva. La gente continuava ad entrar dentro.

Spaccasassi fumava.

Vide scorrere alcuni ragazzi petulanti: avevano l’aspetto di studenti universitari tornati a casa per il fine settimana; sembravano un poco stronzi; maschietti e femminucce abituati a vivere in campane di vetro e a parlare di sciocchezze.

Spaccasassi fumava.

Vide un cane infreddolito pisciare sulla ruota di una Tempra, vide questo e quello, non succedeva granché.

Spaccasassi fumava e guardava la porta del pub, ma non succedeva mai niente, Cinciripini non spuntava mai fuori.

Passò del tempo, forse un quarto d’ora. Un tipo a bordo di una Golf nuova di zecca si affiancò alla Opel Kadett cabrio rossa di Spaccasassi: “stai andando via?”

Spaccasassi scese dalla macchina, buttò mezza Marlboro sull’asfalto e dichiarò decisamente: “due secondi e vado via”

Spaccasassi aprì il massiccio portone d’ingresso ed entrò dentro. Immediatamente mise a fuoco Cinciripini con un litro di birra in mano. Cazzo! un maledetto bicchiere da un litro di porca birra bionda in mano! Chiacchierava rilassato e sorridente, il menomato, con due tipi dall’aspetto idiota fermi lì al bancone.

“ao, ma ci stai con la testa? Io ti aspetto fuori con la macchina accesa e tu ti prendi una birra da litro?”

“sì ma ho trovato il passaggio Spaccasà, mi riaccompagnano loro. Non t’incazzare dai, non è colpa mia”

“che? E non potevi venire fuori a dirmelo, brutto menomato?”

“no, cioè sì, hoah hoah hoah, ma mi hanno offerto una birra Spaccasà, non è colpa mia”

Spaccasassi gettò uno sguardo sui due tipi: erano piccoli, al massimo diciott’anni, scheletrici, con dei trapani inseriti nelle orecchie: “ti servono ingressi gratis per il Vanilla?” chiese a Spaccasassi uno di loro.

Spaccasassi lo incenerì con un’occhiata, poi tornò a rivolgersi a Cinciripini, l’incolpevole: “infatti non è colpa tua, è colpa della troia di tua madre, maledetto alcolizzato del cazzo”

Spaccasassi si voltò di scatto e si diresse furiosamente verso l’uscita.

“dai aspetta, beviti una birra qui con noi, hoah hoah hoah”, disse Cinciripini ridendo.

Era tutta un’altra persona, adesso, con un litro di porca birra bionda in mano. Non suscitava sentimenti di pietà, suscitava tutt’altro.

Spaccasassi sgommò a centotrenta orari verso casa pensando che non avrebbe più dovuto provare compassione per menomati di quel genere. Poi alle nove di sera uscì e si piazzò davanti al Duepercento. Stava giusto gustandosi il trionfale arrivo di Pezza a bordo dei suoi nuovi abiti larghi, quando vide passare Vito Riga in macchina con lo zingaro Vetriolo. Non riuscì a capire che cosa stesse succedendo, non sapeva che pensare, rimase fermo immobile come un sasso.

BREVEVITA LETTERS




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“Black Hole Sun”, by Soundgarden – from the album “Superunknown”, 1994