“CUORI DI ALLUMINIO” capitolo 21 – L’AROMA DELLE CARTE PIACENTINE DA 40

CUORI DI ALLUMINIO – capitolo 21 
L’AROMA DELLE CARTE PIACENTINE DA 40
Lu Furnar arrivò di fronte alla porta del meccanico.
La serranda dell’officina era abbassata per metà, ma si notava un certo frenetico armeggiare all’interno. Il rozzo essere denominato Amadio d Callarà era alle prese con una Y10 grigio topo. Era tutto indaffarato e sbraitava contro un ragazzino che gli faceva da aiutante: “eddaj, movt crishto!”

(dai, sbrigati, Cristo)

“aoh, ma qua c’è da aspettare! Ma allora si può sapere perché cazzo perdi tempo a telefonarmi?” disse Lu Furnar con veemenza, chinandosi in prossimità della serranda.

“ooo… ess-lu và, bbucca movt”

(oooh… eccolo finalmente! Entra su, datti una mossa)

Basso, tarchiato, faccia enorme, perennemente nero in viso e sulle mani per via dell’olio dei motori; il suo disgustoso aspetto fisico si sposava alla perfezione con i suoi modi di espressione. Anche gli altri parlavano il dialetto, certo, ma non a livelli così incredibilmente rozzi.

“vabè, senti, io non ti capisco” disse Lu Furnar “allora senti, io porto il cane a pisciare, la macchina è qui fuori. Fra un quarto d’ora dev’esser pronta, altrimenti ti distruggo questo cesso di officina. Non posso stare tutto il sabato pomeriggio attorno a questo cesso d’off…”

“E sbri-h-t-hhh, sbrigatiii!!!” urlò follemente il meccanico Amadio verso quello sventurato ragazzino.

Lu Furnar rise. Certe scenette nevrotiche gli piacevano da matti. Fece per prelevare il cane Settimio dalla macchina, ma notò che dall’altra parte della strada sopraggiungeva un certo Marinozzi, un personaggio taciturno e burbero che portava sempre a spasso un cane gigantesco. Ora il punto era questo: Settimio e quel cane si odiavano in maniera viscerale, in passato avevano più volte cercato di sbranarsi, quindi a Lu Furnar non sembrò una cattiva idea temporeggiare. Lasciò Settimio in macchina e si diresse verso il circolo ricreativo anziani, che si ergeva di fianco all’officina. Lì facevano un caffè che costava 500 lire e che praticamente era piscio nero, ma per una volta ci si poteva sacrificare.

Entrò.

Fu immediatamente impallinato da una tremenda vampata di nazionali senza filtro e lerci aromi di carte piacentine ispessite dall’usura. L’aria era irrespirabile, solida, si poteva fare a fette e mangiarsela per cena, come un trancio di pesce spada affumicato e rancido.

Il burrascoso chiacchiericcio di sottofondo ostacolava la vita, infarinava i timpani e la testa. Il pavimento era veramente sporco: sulle mattonelle, ricoperte da uno strato di grigio sudiciume, s’individuava a malapena una fantasia color pastello. Anche i muri erano sporchi, tutti segnati da graffi e da scarpate. Anche il bancone era tutto ricoperto di vario letame, anche il frigorifero dei gelati. Tutto ciò che adesso era unto, tetro, inzaccherato, un tempo doveva esser stato più fresco e più vivace. Come le facce dei vecchi, che in passato, di sicuro, dovevano esser state meno demoniache e meno nere.

La barista era una quarantenne obesa piena di rossetto.

La sua attività principale, là dentro, era respingere le avances di qualche vecchio porco rincoglionito in calore. Era talmente gettonata che oramai si comportava come una star di hollywood.

“dimmi un po’, ma come fanno questi vecchi a non crepare con tutte queste sigarette?” le chiese Lu Furnar

“magari crepassero, io non vedo l’ora”

“sì, ma se crepano tutti insieme poi ti si svuota questo bel locale eh eh eh. Oh, guarda! c’è uno scarafaggio che passeggia sulla bottiglia del Biancosarti”

“senti ragazzino, che cosa cerchi, io ho da fare, guarda quanta gente ho da servire. Non ho tempo per le avances di un ragazzino”

“Che cosa? Avances?” Lu Furnar si contorse in una risata roboante “ha ha ha, ma in questo schifo di posto si parla anche il francese? madonna oh, che sciccheria. Vabbè, mo torniamo seri. Fammi un caffè va’…”

Nel frattempo, alle spalle de Lu Furnar, alcuni cinghiali in età molto avanzata stavano per fare capolino . . .

Brevevita Letters




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“Apply some Pressure”, Maximo Park – from the album “A certain Trigger” released on 2005