“CUORI DI ALLUMINIO” capitolo 20 – UN RISVEGLIO CON SONDAGGI

CUORI DI ALLUMINIO – capitolo 20 
UN RISVEGLIO CON SONDAGGI
Ripetendo “Settimio stai a cuccia” a voce alta e rotolandosi sul materasso, verso le due di pomeriggio Lu Furnar si svegliò. Il cane Settimio stava a cuccia, ai piedi del letto, e dondolava un po’ la testa.
Ovviamente Lu Furnar aveva ancora in testa il simpatico incubo in cui il suo cane pilotava il boeing…

“ciao Settimio, bello di casa, vieni qua. Ma cosa ti salta in testa di pilotare un aereo, eh?” Per tutta risposta Settimio gli slinguazzò con cura tutta la superficie della faccia.

Squillò il telefono. Lu Furnar il telefono lo odiava, non riusciva bene a parlare con quel coso, quasi non ce la faceva a prenderlo per mano, diceva che era articolo per froci e per signorinelle, Inoltre non capiva mai le frasi che al telefono gli venivano rivolte. Questo lo faceva letteralmente imbestialire, perché poi doveva ripetere in continuazione:

eh?

eh?

eh?

In ogni caso Lu Furnar andò a rispondere, se non altro per porre fine a quei tormentosi squilli.

“Pronto!”

“Buongiorno signore qui CED di Vicenza bla bla bla”

“eh?”

“dicevo se per gentilezza lei potesse riferirmi i suoi gusti musicali”

“ma chi sei? Io non ho capito niente”

Sondaggi, maledizione, erano sondaggi. Lu Furnar cominciò a sospettarlo quando la troia ripartì con il discorso del centro elaborazione dati eccetera. Lu Furnar la bloccò immediatamente:

“va bene, va bene, ma cos’è che vuoi?”

“i suoi gusti musicali, signore, per gentilezza, se mi vuol dire quali sono”

“ah, si tratta di gusti musicali… beh, a me piace molto Julio Iglesias. Ma più che altro piace a tua madre. Lei mi dice sempre di metterlo su, mentre mi succhia il cazzo”

La donna, inorridita, riattaccò. Lu Furnar emise un risolino, poi sussurrò tra i denti: “così s’impara a rompere le palle alla gente appena sveglia”

Si schiantò sotto la doccia.

Uscì dal bagno dopo un’ora, udì nuovamente quei fastidiosi squilli: “se è ancora la troia dei sondaggi stavolta me la mangio”

“Prontohh!!” disse con rabbia raddoppiata.

“ma c fà, vié o no? Eddai sò, datt na mossa”

“eeeeeeeh?”

Quel dialetto animalesco e quel tono di voce così vicino alla preistoria non potevano ingannare: si trattava di Amadio d Callarà, il meccanico rozzo, non poteva essere che lui.

L’orologio appeso al muro faceva le tre e dieci, Lu Furnar era in ritardo, doveva portare la cinquecento gialla in officina, aveva appuntamento alle tre per una controllata generale, da qualche giorno i freni gli facevano rumore.

Lu Furnar si vestì di corsa e scese le scale allacciandosi la fibbia dei calzoni.

“porta il cane ai giardini! Deve fare i suoi bisogni” gli ordinò suo padre dalla cucina.

“ma questo maledetto cane piscia in continuazione?”

“ho detto porta il cane ai giard…”

“e ho capito!!! Dai Settimio, bello, andiamo, sbrigati”

Settimio era un cane affettuosissimo, talmente affettuoso e condiscendente che si succhiava in toto la personalità del suo accompagnatore. Quando usciva fuori con Lu Furnar-padre appariva taciturno, malinconico, elegante. Quando invece stava con Lu Furnar-figlio impazziva totalmente, schiumava rogna da ogni poro, abbaiava di continuo.

“sta’ calmo ragazzo, arriviamo dal meccanico e ti porto a fare i tuoi bisogni” disse Lu Furnar al suo vivace e scodinzolante cane uscendo dalla porta.

Brevevita Letters




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“A forest”, The Cure – from the album “Seventeen Seconds” released on 1980