“CUORI DI ALLUMINIO” capitolo 18 – VADO A COMPRARE LE SIGARETTE

CUORI DI ALLUMINIO – capitolo 18
VADO A COMPRARE LE SIGARETTE
Pezza era di nuovo a casa.
Lo scenario era adesso questo: suo padre controllava dei documenti in soggiorno, sua madre apparecchiava la tavola con piatti/posate/bicchieri. Due televisioni accese: una trasmetteva notizie di padri di famiglia impazziti che massacravano moglie e figli a colpi di machete, l’altra la pubblicità di un detersivo per piatti/posate/bicchieri; il mescolarsi dell’audio delle due televisioni produceva un rumore bianco, un suono innaturale, una specie di malefico ronzio che confondeva le menti.

“ma che t’è successo, cos’è che c’hai addosso” disse il padre di Pezza alzando gli occhi dalle sue scartoffie. Gli abiti nuovi di suo figlio gli provocarono disturbo: “ah, ma bene, guarda qua, nostro figlio s’è rincoglionito totalmente” continuò, rivolgendosi a sua moglie.

Pezza, senza minimamente commentare, si diresse in camera dei suoi genitori. Suo padre aveva il vizio di appoggiare il portafogli sul comodino, lo faceva sempre, appena tornava dal lavoro. Pezza sfilò via il bancomat e poi con tutta calma annunciò: “vado a comprare le sigarette, torno subito”

Dal conto della ditta Pezza prelevava poco alla volta, stava molto attento a far passare inosservati quei suoi furti, mica era fesso. Quanto al codice, l’aveva sgamato anni prima sbirciando in mezzo a una minuscola agendina che suo padre teneva, anche questa, nel portafoglio.

Il padre ogni tanto lo cioccava con gli estratti conto, ma in fondo sembrava che non volesse accorgersene, non voleva vedere suo figlio crepare e precipitare, non voleva crederci, quasi mentiva a se stesso, come un tossico, anche lui.

Fatto sta che quella sera il conto corrente della ditta si alleggerì di trecentomila lire.

Pezza riapparve in soggiorno dopo 15 minuti circa. Re-infilò il bancomat al suo posto e si sedette a tavola: “come mai stasera carne al sangue? ha hha ha” domandò sguaiatamente.

Nessuno rispose, nessuno rideva, tutti erano concentrati su uno stupido show televisivo: un coglione a petto nudo sputava lingue di fuoco a tutto andare, un attore travestito da coniglio che cantava, il presentatore che frustava in continuazione il pubblico ordinando applausi.

“Ma Apriceno è pugliese? Com’è che non si sente l’accento pugliese?” chiese Pezza a suo padre.

“Sta poco in Puglia. Compra camion vecchi a due lire e li va a rivendere in Albania. Un gran bel commercio, sai? Perché non ti interessi anche tu a cose del genere? Guarda che si fanno i soldi… Ma a te che cazzo ti dico, uno che si siede a tavola con quel cappello da imbecille cosa ci può avere nel cervello?”

Basta così. Più manco una parola. In capo a qualche minuto Pezza scappò fuori e si diresse al Duepercento. Da lì la serata si sarebbe diramata in qualche direzione.

Trovò un gruppetto di gente ad aspettarlo, lì davanti al bar. La notizia del suo nuovo look si era diffusa a velocità impressionante. Spina aveva perfino attaccato sulla porta un foglio bianco A3 con su scritto a pennarello:

CORRIERE ADRIATICO

25 GENNAIO

CENTOBUCHI: ARRESTATO PEZZA PER AVER DERUBATO UN RAPPER

Dopo aver sopportato ogni genere di insulti e dopo aver chiesto a una moltitudine di gente divertita: “ma Vito dove sta?”, vide passare Vito Riga in macchina con lo zingaro Vetriolo. Non riuscì a capire cosa stesse succedendo, non sapeva che pensare, rimase fermo immobile come un sasso.

Brevevita Letters




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