“CUORI DI ALLUMINIO” capitolo 1 – APPUNTAMENTO AL BAR

CUORI DI ALLUMINIO – capitolo 1 
APPUNTAMENTO AL BAR
Giovedì 23 gennaio 1997: uno strano avvenimento celeste stava causando in cielo spettacolari precipitazioni di stelle. Vennero giù un sacco di comete. Fossero state anche defecazioni di astronauti il fenomeno comunque spaccò, ed ebbe una certa eco. Ne parlarono ampiamente anche tutti i telegiornali. In ogni caso, nell’elenco delle priorità demenziali del ragazzo, questa notizia passò nel dimenticatoio più velocemente di un’accelerazione in rettilineo di quello scemo, come si chiama, quello che guida le macchinette telecomandate giù alla Sentina.

Venerdì 24 gennaio 1997, ore 19,45: il ragazzo in questione si chiamava Vito Riga, ed aveva appuntamento con Pezza alle 8 post meridiane davanti al bar Duepercento. Riga aveva pregato Pezza di non farlo, non quel venerdì, perché doveva essere una serata speciale in tutti i sensi, e Riga non aveva voglia di occuparsi dei due cerebrolesi. Proprio non gli andava di rispondere alle stupide domande a raffica, di sopportare i discorsi bavosi e paranoici, di assecondare tutti gli odiosi umori di chi si è fatto un sostanzioso tiro di eroina.

Erano 4 giorni che Riga pregava Pezza di non farlo, ed erano 4 giorni che Pezza s’incazzava perché.. “certe cose non dovresti neanche dirmele, ma per chi mi hai preso, e bla bla bla . . .”

Poi però, nella realtà, successe altro. Difatti, quando le pupille-laser di Pezza e Lu Furnar giunsero davanti al “duepercento” con venticinque minuti di ritardo, a Vito Riga vennero in mente un po’ di cose:

1) non dire una parola ed andare via senza di loro;

2) incazzarsi come un cane e litigare tutta la notte;

3) fregarsene di quegli stronzi e consolarsi unicamente pregustando il concerto del suo idolo: il cantautore romano Daniele Silvestri.

Riga adottò la soluzione numero 3, come aveva fatto migliaia di altre volte, anche quando un concerto non c’era, anche quando si poteva consolare in un unico modo: ordinando da bere.

Sull’autostrada guidava Pezza, uno dei due fuori di testa, ma andava piano e stava zitto, quindi nessuno lo scocciava. Lo stato di eccitazione di Riga si mantenne molto sano, adorabile, ma col passare dei minuti e dei chilometri iniziò a sfiorare quasi la superstizione, il sogno, e tutta quella letteratura affascinante sulla credulità popolare.

Il comportamento delle altre mezzeseghe si mantenne nella media stagionale: Lu Furnar tentava pietosi approcci con Vezna, che gli continuava a dire di togliersi ché gli stava sbavando addosso, mentre Spaccasassi rilasciava dichiarazioni stanche: “svegliatemi tra un’ora, proprio non c’ho voglia di parlarvi, a voi rotti nel culo” (quest’ultima era un’esclamazione tipica di Spaccasassi).

Bò incredibile, nonostante quella merda di robba, il viaggio verso il Barfly si svolse quasi nel piacevole silenzio. I commenti isolati dei due fuori di testa si dispersero tra le note delle canzoni italiane che fuoriuscivano dall’autoradio di Pezza: “Cervo A Primavera” di Riccardo Cocciante, “Nuda E Senza Seno” di Alberto Fortis e altri grandi successi.

Brevevita Letters




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“Everyone is Totally Insane” by Dandy Warhols, from the album “Odditorium”, 2005