Capitolo 7 - LA PIAZZA

Vito Riga e altre persone
capitolo 7

LA PIAZZA

Si narra che dal 1977 al 1983 San Silvestro compreso Pasquale La Quaglia abbia trascorso tutti i suoi pomeriggi in Piazza dell'Unità, a Centobuchi AP.
Fuori da scuola, al suono della campanella delle 13,30 si correva sparati a casa tra le urla tipiche di chi esce di galera, per mangiare un boccone veloce.

La Quaglia e i suoi amici erano uomini impegnatissimi, avevano una manciata di minuti a disposizione per il pasto. Le madri di quei ragazzini assistevano - credo con una punta di orgoglio misto a compassione - a quel preciso spettacolo di triturazione delle giornate, a quel modo managerialmente impeccabile che quei piccoli individui avevano di ingoiare la vita.

L'appuntamento era sempre fissato alle 2 e 2 minuti in piazza, qualsiasi cosa accadesse, rapimento di Aldo Moro compreso.

Quell'orario era diventato una specie di barzelletta, una frase che veniva ripetuta all'ossesso. Nel linguaggio in codice dei ragazzini "le due e due" venivano identificate con la dicitura "li-rò-ddò", che una vecchia nonna di un loro vecchio amico aveva coniato. "Li-rò-ddò" divenne il loro inno. Continuavano a ripetere quello stupido neologismo per tutte e sei le ore di lezione, a scuola, torturando il cervello di insegnanti e bidelli.

Li-rò-ddò in piazza allora, vaaai!

Arrivare alle due e 10 poteva significare essere estromessi da indimenticabili partite. A cosa si giocava? a faloppa, a tressette a chiamà, a manager, a monopoli, a poker (sì, perfino a poker, certo) . . . quando pioveva . . perché il 98 per cento dei giorni c'era un'unica parola d'ordine: PALLONE! Mamma mia, quanto era bello 'sto pallone.

Partite a non finire sotto al sole, s'arriva a dieci, chi capa le squadre facem la conta, 9 a 9 però s'arriva a undici, a corner 3 rigore, a ogni gol realizzato cambio-portiere, pali fatti con le foratelle, colpi di testa in tuffo sull'asfalto, colpi di testa effettuati senza togliersi gli occhiali, Jimmy Falaschetti francobollatore implacabile, Capocasa e Smargiassì, Giovanni Lu Scarpar, squadre troppo squilibrate, rifacciamole!

A questo frenetico ruolino di marcia vennero applicate pochissime interruzioni in sei anni: 

1) una enorme carpa pescata da Emiliano Chiappini;
2) Lu Becch che s'era fatto male e gli usciva il sangue a pisciarella dal naso;
3) Filippo che ha menato a Lu Becch;
4) Filippo che ha tirato una foratella per il nervoso e per sbaglio ha preso Lu Becch;
5) l'incredibile apparizione del talento Catenacci, in un assolato pomeriggio di giugno, trasferitosi a Centobuchi da Tione di Trento. La Quaglia ricordava quel momento come fosse ora, Catenacci apparì all'improvviso dal fondo della strada, con la sua bicicletta da cross, impennando;
6) le irruzioni di quelli di sedic'anni; in particolare quelli di sedic'anni La Quaglia li odiava. Imperversavano gratuitamente nel campo da giuoco, senza un obiettivo, vinti dalla noia dell'età pre-eroina. Si avvicinavano al decesso fumando interi pacchetti di Marlboro e rovinando la grande magia delle partite tese ed accanite. Effettuavano imboscate improvvise, proprio quando vedevano che il confronto sul campo da giuoco si faceva interessante. Non sopportavano proprio di vedere qualcuno divertirsi. Odiavano la vita. Erano peggio dei minispot da cinque secondi, che sarebbero arrivati 30 anni dopo.

Tutto qua. Sei interruzioni in sei anni. A parte questo era un continuo. Un gigantesco rotocalco di storie.

Alcune rimonte proverbiali venivano ricordate costantemente e annoverate nei pamphlet. Alcuni gol in semirovesciata continuavano a circolare nelle teste dei fantasisti e dei mediani di spinta, come fate turchine. Colpire la palla al volo di sinistro era bellissimo. La maggior parte dei tuoi amici non ci riusciva, caro La Quaglia, ma tu sì. Sotto il sole cocente era un MUST.

Vabè, basta così. 

Quello lì era un terreno magico. Sai invece adesso si corre, caro La Quaglia, mica le chiacchiere. Mica si pensa più alla vita, ma esclusivamente al denaro. Tutti appaiono soggiogati dalle scadenze, e quasi nessuno si ricorda più da dove viene; quale la strada percorsa e quale il suo "io" di partenza. Oggi i terreni sotto i piedi degli umani sono diversi: c'è il pavimento nero lucido della banca, le mattonelle arcaiche del commercialista, le acquose superfici dell'INPS.
Certe notti manco ce l'abbiamo, un terreno sotto i piedi, e ci si sveglia alle quattro in preda a "pensieri".

L'altro giorno, correndo tra un acquitrinio marrone e l'altro, Pasquale La Quaglia è ripassato a piedi di fronte alla piazza di asfalto. Non c'era nessun bambino che giocava, e nessun pallone da colpire al volo. Anche quelli di sedic'anni erano scomparsi, e nemmeno c'era qualcuno da odiare. Al contrario ci avevano messo un cartello: "è vietato giocare a pallone in piazza". Questo sarebbe il progresso. Questa sarebbe la civiltà. Questo sarebbe l'essere liberi, molto più di ieri. Ma in questi anni, rifletteva La Quaglia, abbiamo comprato cani di grossa taglia che alleviamo su balconi di condominio di metri 0,80 x 2. Ci rincoglioniamo. E ha iniziato a puzzarci anche il fiato.

 

(testi: Brevevita Letters / illustrazione: Enrico Natoli)
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"Ma che sarà..." - Edoardo Bennato
from the album "Sono solo canzonette", 1980

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