Capitolo 21 - IL VALORE DELLE COSE CHE SI PERDONO SOTT'ACQUA

Vito Riga e altre persone
capitolo 21 (ultimo capitolo)
IL VALORE DELLE COSE CHE SI PERSONO SOTT'ACQUA

Per due volte, sott’acqua, La Quaglia ci aveva perso la fede, e una volta ci aveva perso pure un cappellino bianco e blu, incredibilmente bello, che il ragazzo aveva comprato a Rotterdam, in un negozio di vetro a tre piani, vicino alla stazione ferroviaria.
Voi direte, ma come ha fatto a perdere un cappello sott’acqua, è da ritardati. Non esattamente, perché quello era un cappello strano, diverso, una specie di cuffia da piscina, però fichissima, insomma una cosa con cui ci si poteva fare il bagno. 

La prima volta che il ragazzo aveva perso la fede era andato in bicicletta a Villa Rosa.
Dopo qualche chilometro di Lungomare La Quaglia si era fermato, aveva legato la bicicletta a un palo della luce e si era diretto verso il bagnasciuga. Erano circa le sette di sera, era agosto inoltrato, e la sabbia sotto i piedi era fresca. Seduta sulla spiaggia c'era una signora sui sessant'anni, ben portati, che guardava l'orizzonte.

La Quaglia si tuffò in acqua, fece tre o quattro bracciate, si rigirò a petto in su, fece il morto, fece quella cosa che ti insegnano a fare da bambino, tipo il cagnolino per restare a galla. La Quaglia concluse il repertorio con due nuotate a rana, ispirandosi al protagonista di “laguna blu” e “paradiso selvaggio” (certo, come no, era uguale). 

La Quaglia uscì dall'acqua con la grazia di quel personaggio suino dell'era glaciale, pesantemente, mentre la signora non smetteva di ammirare l'orizzonte. Sembrava estasiata. La Quaglia si fiondò sull'asciugamano a passi felpati da un quintale cadauno, si avvolse l'asciugamano sul corpo, rivolse lo sguardo verso 'sta bagnarola di mare, e come al solito cercò di immaginare cosa stesse succedendo a quell'ora dall'altra parte: al di là dei sogni e sulla costa dalmata. Eccoci finalmente, un po' di delicatezza. Sono momenti preziosi, in cui forse si arriva a toccare un minimo di consolazione, dopo tutte le sofferenze del mondo.
Le onde del mare appaiono allora inesauribili.
Come l'energia dell'uomo.
Il vento è una gentile carezza sulle ganasce. Non c'è fine al bello e al brutto, c'è solo un'alternanza di voci. Bisogna semplicemente capire come tenersi in equilibrio. La verità è banale, e spesso sta nelle dichiarazioni di un ganimede, o di un allenatore di serie A.

Fatto sta che il momento in cui ti devi rivestire è sempre il più rottinculo di tutti, in quanto sancisce il termine della magia, e da lì in poi devi ricominciare a comportarti da persona normale, buongiorno e buonasera. Beh, La Quaglia infilò i suoi stracci e se ne tornò verso il cemento affascinante. Lasciò la signora lì. Nella sua pace. 

Era quasi l'imbrunire. La Quaglia si acquattò su una panca, spalmato sul legno come un rettile brodoso. Che pesantezza quando esci dalla spiaggia! Fa quasi venire in mente il lasciare quel comodo tepore del liquido amniotico, per attaccarsi di nuovo a questa smania del respirare. Quest'atmosfera piccante, faticosa. . .
La Quaglia avviò il meticoloso spaccapalle lavoro di rimozione dei granelli di sabbia dai piedi. Di solito si levava la fede, quando effettuava lo scrollo, altrimenti i granelli più stronzi gli si andavano a infilare fra anello e dito, provocando fastid. . .cazzo! Noo! La Quaglia cadde in ginocchio. Ora non è più il momento di perdersi in riflessioni concernenti l'Universo, pensò. Ora mia moglie mi ammazza. La Quaglia non aveva più la fede, persa tra le onde del torbido mare del cazzo, mannaggia alla poesia di cristolamadonna!

Come punizione la moglie lo costrinse a denunciare la cosa ufficialmente, alle forze dell'ordine, e l'indomani il ragazzo venne preso in giro da tre carabinieri del sud Italia (di cui due di Benevento), uno a braccia conserte e con la schiena appoggiata allo scaffale dell'ufficio, gli altri due seduti sulla scrivania con le gambe a ciondoloni. Non ci potevano credere che La Quaglia era andato lì a dire quel che stava dicendo. Denunciare la scomparsa della fede? ahahah, sembrava di stare a Zelig, e lo fecero nero, a 'sto cazzone: 

Carabiniere uno: "vent'ann d carriera combà, mai successa 'na denunzia del genere! ti ringrazio dell'esperienza"
Carabiniere due: "ma mojta 'nda menat ?" (tua moglie non ti ha menato?)
Carabiniere tre: "ora setacciamo tutti i compro oro della zona combà, se scopriamo qualcosa ti avvertiamo immediatamente, AHAHAHA !" e sgomitava il collega seduto lì a fianco.

A La Quaglia non gli erano mai stati così simpatici i carabinieri come quella volta. Giuro fecero ridere anche a lui. 

La seconda volta che La Quaglia aveva perso la fede, lui e sua moglie si trovavano in provincia di Vibo Valentia, in uno chalet di quelli scasciati che vendeva il pesce spada a 3 euro. Il ragazzo si tuffò nell'acqua limpida, più trasparente del vetro. Il Tirreno è un mare che dopo mezzo metro l'acqua ti passa a pari di collo, e a La Quaglia gli faceva fatica 'sta cosa, dunque si tuffò e se ne andò immediatamente, durata del gesto cinque secondi. Il ragazzo tornò a sdraiarsi al sole, e siccome aveva sempre avuto il tic di toccarsi la fede col pollice, andò col poll...ma cazzo, n'altra volta! La fede non c'era più!
Amore, non farmi andare dai carabinieri di Vibo Valentia, ti prego, qua mi scuoiano vivo. Difatti la seconda volta andò meglio: la perdita del cerchio di ferro costò a La Quaglia giusto una gita in macchina per andare su una spiaggetta (o un'isola della minchia) a due ore da lì, spiaggetta o isola della minchia di cui al ragazzo non importava nulla, e sulla cui visita si era sempre e totalmente opposto. A La Quaglia venne persino il dubbio che sua moglie gli avesse nascosto la fede di proposito, per ottenere la gita sulla spiaggiaminchia pseudoromantica, invece no, la fede era perduta anche stavolta, per sempre, nelle profondità del mare. 

Quando La Quaglia aveva perso il cappellino, invece, fu una situazione del tutto diversa:
La Quaglia era 'mbriaco, era notte, e stava giù in mezzo all'acqua con una ragazza. Mo come mo La Quaglia è diventato talmente tanto vecchio che te lo giuro, sarà stata l'estate del 1994, ma La Quaglia non è uno di quelli che dice mizzica come passa veloce la vita, nooo, a La Quaglia la vita non gli passa mai (specie co tutte 'ste bollette, raccomandate verdi, suoni di citofono e cazzi vari) e solo a ripensà al compleanno dell'anno scorso (che offrì a beve a Spaccasassi 120 € di campari 'sto porco), ti giuro, gli sembrano passati tre quattr'anni.

Comunque, stava a pensà La Quaglia l'altra sera in macchina, proprio mentre svoltava all'incrocio per Porto d'Ascoli, c'è un sacco di gente che si perde sott'acqua le cose, soprattutto i gioielli. E La Quaglia si stava appunto chiedendo dove mai saranno finite le fedi, e a che punto è la putrefazione del cappellino di Rotterdam; ma si interrogava anche sul che cosa staranno facendo adesso i carabinieri di Benevento, se sono stati trasferiti, o se si divertono ancora a gironzolare per i condomini, a far firmare registri presenze a gente agli arresti domiciliari.

E soprattutto La Quaglia si stava chiedendo dove sono finiti gli amici di sempre, quei vecchi goliardi del circolo tennis, Colavito di Bari, Scanu, Diego Antoniazzi, Elisabetta di Civitavecchia, la sua famiglia del 1990, quella del 2001 ritagliata a fatica, e quei pochi superstiti del 2014. . .Si stava chiedendo se sono tutti finiti sott'acqua, come le fedi, come il suo cappellino. . .

La Quaglia vorrebbe riuscire a capire se questi gioielli continuano a vivere, giù nei fondali marini; vorrebbe sapere se sentono freddo, se se ne stanno lì da soli ad aspettare qualcuno al buio, o se si mantengono splendenti così come se li ricorda lui. A La Quaglia piacerebbe conoscere il valore delle cose che si perdono mentre viaggi, e mentre ti tuffi al largo della vita; calcolare il prezzo delle stelle e dei fiori che hai lasciato da soli, perché così è, perché è inevitabile; quelle cose abbandonate non per volontà, eppure perse per sempre, perché così dev'essere. L'oro che si perde sott'acqua non può vederlo nessuno, ma continua inevitabilmente a esistere, c'è, ci sarà sempre, e forse addirittura riesce a splendere ancora, da qualche parte. 

La Quaglia vorrebbe sapere adesso in quale oceano si può trovare ancora una traccia di quella luce.
Se c'è un valore che viene assegnato a un anello, o a una persona depositata sul fondo dell'anima.
La Quaglia dovrebbe immergersi in tutti i mari della Calabria.
Un folle che gira in barca alla ricerca del nulla.
Per sempre vivo.

F I N E 
Brevevita Letters
(illustrazione: Enrico Natoli)
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"The end of the way it's always been" - Jack
from the same name album: "The end of the way it's always been", out in 2002 
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