Capitolo 16 - LE PERSONE SPECIALI VENT'ANNI DOPO

  

Vito Riga e altre persone
capitolo 16
LE PERSONE SPECIALI VENT'ANNI DOPO

(marzo 2015, di colpo Pasquale La Quaglia risponde alla lettera del suo storico amico Diaz - ch'egli gli aveva spedita nell'agosto 1995)

<< In questi casi manco c'occorre che ti sto a dire perdona il ritardo. E' successo e fine, ma ti giuro che ti ho pensato molto in questi anni. Sei una delle poche persone con cui riuscivo realmente a realizzare uno scambio mediatico, e di colpo non sei esistito più. Con la tua jeep te ne sei andato a casa di Cristo e ci hai lasciato qua, a me e a tutte le tue fidanzate.

Devo dire che all'inizio, quasi inconsciamente, il fatto di non risponderti l'ho vissuto anche come una sottile rivalsa: del tipo 'lui scompare? ah sì? è così egoista da andarsene? allora io non rispondo alla sua lettera; poi però, col passare dei mesi e degli anni ho razionalmente deciso di attendere. Giorno dopo giorno la mia vita cambiava, e cambiava anche il mondo, e a volte sembrava che il mondo stesse lì lì per esplodere, e che addirittura stesse esplodendo in conseguenza di azioni e situazioni a me molto vicine, azioni e situazioni il cui start-up si era svolto nel mio cranio. Devo dire che quand'è cosi, le cose possono diventare anche eccitanti.

Vedi Diaz, il mondo lo cambi da giovane, da vecchio lo puoi solo descrivere. Al netto di questa affermazione si svolgono nient'altro che riflessioni mediocri. Si può però aggiungere che il fatto del giovane, o il fatto del vecchio - spesso - non sono riferiti all'età corporea, ma a quella dell'anima, che talvolta può invecchiare rapidamente, indipendentemente dal corpo, e viceversa.

Ma i viceversa sono rari a questo mondo Diaz, veramente rari.

Porca Eva è bello rivolgermi a te dopo tanto tempo. Mi escono le frasi mancanti, quei pezzi di puzzle che con altri interlocutori faticano a manifestarsi. E' anche un modo per capire dove sono arrivato, come essere umano.
E' vero, qualche anno fa ci siamo visti un paio di volte al negozio di vini, ma sappiamo entrambi che non avevamo avuto il tempo per affrontare gli argomenti in quella precisa maniera in cui eravamo abituati a fare io e te, e forse tu mentre ti bevevi quel Pecorino hai addirittura pensato che io la tua lettera me l'ero scordata. 

Invece no.

Ad ogni modo, so che sei stato in giro per molto.
Ogni tanto m'incrociavo con i vecchi amici del bar, che mi davano sempre qualche notizia a proposito di te, del grande Diaz. Con il globalizzarsi del web e dei social avrei potuto cercarti anche lì, ma non l'ho fatto. Aspettavo. Pensavo alla tua lettera e aspettavo un momento di pace, un corridoio di ossigeno tutto per me, da vivere magari all'una e mezza di notte, nel silenzio, con gli sporchi striminziti incassi delle vendite sul tavolo, una fedele bottiglietta di Tennent's al fianco, dopo una mega-ispezione sulle linee sociologiche picene, scorrazzando e saltando di bar in bar, e poi di nuovo un agriturismo, e poi ancora un bar. Aspettavo questo momento speciale per rileggerla, la tua lettera, per vedere bene che piega avessero preso le cose, per carpire esattamente l'attimo che mi sarebbe piaciuto affrescarti, per iniziare a costruire un quadro cinico e iperrealista che facesse da contraltare all'interessante scenario che mi avevi descritto tu, qualcosa che potesse rappresentare un'epoca, come un fermo immagine sulle persone e sull'individualismo atroce, un anello di congiunzione tra passato e futuro, una dichiarazione in bollo che potesse essere archiviata alle diciture questo sono io e questa è la vita adesso

Soprattutto mi piaceva informarti in maniera il più possibile precisa e dettagliata su che cazzo sono diventate le persone. Aspettavo che il quadro fosse completo, l'ultima scintilla di colore, il momento giusto per scaricarti addosso ogni cosa.

Ebbene, caro Diaz, questo momento è arrivato.
Eccomi amico mio, sono qui a raccontarti che cosa è successo nel frattempo, e in che modo sono cambiate le cose. 

Innanzitutto parto con una frase di un qualunquismo quasi disgustoso: siamo con le pezze al culo, tutti; intanto questo puoi correrlo a scrivere su tutti i libri di storia, va' (nel senso di andare), e su quelle tue maledette fotografie in bianco e nero che hai fatto sui campi di guerra.

Dopodiché - a proposito di guerra - sappi una cosa: qui la guerra è totale.

Al posto delle bombe ci sono le ingiustizie e le prevaricazioni. Gli atteggiamenti intimidatori negli uffici pubblici sono mine antiuomo e al posto della droga abbiamo il papa e gli incidenti stradali. Il delitto a sfondo sessuale è cocaina che arrapa le masse, e i serial killer sono una bella bottiglia di scotch, da gustarsi piano, sera dopo sera, carpendo odori e aromi nella stanza, che tipo di malto, e quali lavorazioni vengono usate per scuoiare le vittime. Un intrattenimento post-siderale, post-tutto, uno spettacolo quasi da meditazione in cui possiamo appassionarci alle cifre: quante macerazioni di citofoni effettuate oggi dai giornalisti sulla famiglia del morto, sensazioni tanniche di criminologi, approfondimenti del coltellaccio da cucina nella ferita alla tredicenne.

ccc....cccc....zzzzzzz...ccccc.c...zzz
(rumori di interferenze) 

Viene praticato l'annullamento dell'uomo in quanto individuo meritevole di rispetto a prescindere, come anche accade nei paesi arretrati senza diritti umani. Le farmacie sono piene di gente, le videoteche non esistono più. Mi fermo qui, non voglio fare un sermone sulle democrazie occidentali perché ne ho piene le palle.

E dunque, dopo questa piccola premessa, mi alleggerisco (si fa per dire). Ritorno a te. Dunque vediamo.

Sono così poche le persone che ti fanno sentire razionale . . . Anch'io le conto sulle dita di una mano, e tutti gli altri mi appaiono come dei macroscopici disturbatori della quiete e dell'intelligenza. Folli. Volti assurdi che riflettono un me mostruoso, totalmente inadeguato. Ad ogni modo cerco di sforzarmi, e di partecipare a questa avvilente partita che non mi appartiene. Come accennavi verso la fine della tua lettera, anche io, da sempre, conto i miei piccoli rifugi sottoforma di individui, e li uso al posto di Dio. Ma oggi mi ritrovo queste poche persone in posti diversi, gravitanti in appartamenti lynchiani e quasi inaccessibili. Il loro bagliore è tenue ma inevitabile, impossibile da cancellare. Sono costanti, sono piegati, ma ci sono, esistono nonostante tutto, e quasi riescono a commuoverti con il loro increscioso adempiere alla propria missione. Un rifiuto totale del meccanismo umanità. Come una romantica uscita dal consumismo. Per sempre fedeli a se stessi. Dannatamente belli. Quasi te li immagini spaccare i vinili superflui in salotto, come Kurt Cobain.

E allora uno non risponde più al telefono, l'altra non esce più di casa, la terza è sola drammaticamente, e quell'altro non si trova più a suo agio sul palcoscenico di viale de’ Gasperi . . .

. . . eccetera . . .

Li vedi che se ne stanno rinchiusi rannicchiati nei loro appartamenti, in una situazione quasi di esilio, a grufolare tra le briciole di bellezza rimaste sotto il decoder, dentro il frigorifero, o tra le montagne di libri che non riescono a ricoprire il grande vuoto. Se gli nomini facebook appare nella stanza un fumo di demonio, da evitare, rigorosamente.

Per quanto mi riguarda ti devo dire che ho riservato sempre massima attenzione al mantenimento dei legami, ma oramai vedo che la morte mi lascia indifferente, e quelle poche volte che soffro è per via di questo maledetto cerchio colorato che mi tormenta, come quella pubblicità dell'AIDS negli anni '90: mi vedono, se ne accorgono, mi sgamano da lontano, e allora giù a bastonare il tuo essere ineguale. La vita ci porta in direzioni diverse e alla fine l'unica cosa che resta, ben sopra il denaro, e ben al di sopra di tutte le finzioni, siamo io e te, queste lettere, le relazioni tra le persone.

Al contrario di come dissero in un famoso film: "io vedo la gente morta" (da "The Sixth Sense", 1999, di M. Night Shyamalan), io vedo invece la gente interessata a colpirsi da postazioni distaccate, a tiri di bacchettate insane via Mac, distanti chilometri e chilometri, il fiato e la pelle. Gli unici che ti si avvicinano sono quegli individui privi di membra che fanno l'elemosina davanti al palazzo di giustizia. Comunque, anche loro sono lì per colpirti. O gli dai i soldi o ti colpiscono con quelle tremende maledizioni in aramaico, degne di una seduta spiritica. Anche i grandi occhi elettronici dei vigili urbani, a dire il vero, sottoforma di telecamere sulla sopraelevata, ti si accostano dolcemente lanciandoti un tenero flash, quando ti capita di superare gli 80 orari. 

Ai semafori, invece, ci produciamo in code. Che lente si muovono su e giù, come un gigantesco mollettone del portapacchi della bici, colorato nelle maniere più strane, e tutto riavvolto incautamente sulla sella. E lì dentro le code ci siamo finalmente noi, che ci guardiamo. Dopo tutte le speranze della vita, adesso ci ritroviamo inscatolati, irrimediabilmente. Ci guardiamo da dietro i vetri. Non abbiamo 'sto bell'aspetto che pensavamo di avere quando, a 16 anni, immaginavamo noi stessi nel 2010, o nel 2020, paciosi padri di famiglie numerose. Numerose de che? 

Ci guardiamo lungo le code, quasi come se il guardarsi fosse l'ultima possibilità per sentirci degli esseri viventi, per sfuggire solo per un attimo a questa follia totale della lucidità, del recitare. Si chiama tecnicamente ancestrale inclinazione allo scambio sociale involontario, ciò che Erving Goffman - con una fortunata dicitura - chiamò la interazione non focalizzata, vale a dire quel guardarsi senza approfondire, quell'accorgersi della presenza altrui senza corrodersi, senza arrovellarsi a trovare necessariamente un senso, un posizionamento logico, una risposta. Immaginando adagio, consolandosi perché l'altro sta peggio di te, forse. 

A pensarci bene, 'sta cosa del guardarsi mentre si rotola giù per la scarpata dello spaesamento, beh, pare proprio che succeda ovunque nel mondo globale. Sempre da estranei siamo circondati, solo loro, specialmente adesso amico mio. Attorno ai 40 anni tutti diventano terribilmente estranei. E' inquietante, ed è anche interessante. Non sono mai stato così lontano dall'essere bambino. E' incredibile, ma tutta la nostra focalizzazione (situazioni, persone, discorsi) è andata a farsi fottere.

L'accorgersi dello stare vivendo è finito: il caffè, un respiro, un raggio di sole, una folata di vento: non ci accorgiamo più di un cazzo. Nessuno vive più niente, anche perché nessuno ne ha più il tempo. E anche perché nessuno se lo può più permettere, di rischiare. E' diventata una cosa economica. I rapporti tra le persone sono lavoro. . .Ansia. . .E' solo denaro. La morte è l'unico reset capace di togliere di mezzo i trucchi e le impalcature che ci ricoprono. 

In pratica le persone speciali finiscono dentro a questi serpentoni cementiferi di cui ti parlavo, c'è proprio un apposito tubo che le risucchia. Esse vengono asfaltate. Volgarmente come accade alla bianca ed anonima breccia, esse vengono mescolate col sabbione e spalmate sulle strade. Poi però miracolosamente fuoriescono, di nuovo, per incanto come dei vampiri, dai meandri del sottosuolo. Esse ci sono ancora dunque! Esistono ma fanno fatica. Continuano a lanciare segnali incostanti durante qualche notte sbagliata. 

D'altro canto, devo dire che lungo le vicissitudini della vita quotidiana, dopo decine e centinaia di umiliazioni sostenute come in una specie di Monopoli in cui capiti sempre senza soldi a pagare gli alberghi in Viale della Vittoria, succede una cosa strana. . .si diventa asessuati. Oppure pervertiti. Oppure barbaramente sdoppiati. Accade che da una parte il sesso inizia a interessarti meno, ma dall'altra ti fa arrapare qualsiasi frase proveniente da qualunque persona che abbia buttato giù la maschera, e ti si stia fatalmente rivelando. Ti accontenti anche di una sillaba, o un ritaglio di mugugno. Diventi avido. Famelico. E' una comunicazione non verbale. E' decisamente sesso. E allora inizi a sentirti come quei vecchi insaziabili stronzi di feticisti che ai mercatini dell'usato comprano lettere d'amore appartenute alla contessa tal dei tali, nel 1878 eccetera. Si tratta di elemosinare amore. Si tratta di verità perdio. I sentimenti delle budella sono il tuo unico cibo, punto. Il tassello da otto che ti mantiene attaccato al mondo, l'unico possibile collegamento con le persone di fuori.

Ti viene addirittura il dubbio che prima o poi comprerai la macchina a qualcuno, come Titta Di Girolamo in "Le Conseguenze dell'Amore", per una sola parola avuta in dono, tanta è l'avidità verso il reale contenuto dei cervelli, e tanta è la stanchezza del vivere il nulla. 

I soldi sono l'invenzione più sensazionale che hanno fatto, la migliore, infinitamente più grande della religione. Al pari di una droga funzionano. Ti distolgono da te stesso. Ti rendono meno pericoloso, più prevedibile, mediocre.

Guarda un po' la vita che ti combina . . .
Io non la sopporto la gente che non cresce! 

E comunque, per la cronaca: 

Franca Flores l'ho rivista fuori dalla banca. E' come prima. E' solo un po' ingrassata. Meno appariscente. Meno smaccatamente maledetta. Sempre bellissima come te la ricordi tu. Ci ho parlato una mezz’ora, addirittura della crisi italiana, e abbiamo pure sfiorato l'argomento Diaz, ovviamente. Quando ti abbiamo nominato a lei gli si sono scoperchiati gli occhi. Tu, dovunque tu sia, maledetto bastardo argentino del cazzo, sei sempre stato e sempre sarai una fenomenale botta di vita per tutti noi. Sempre lo sei stato e sempre lo sarai, proprio come diceva Elvis Presley a Christian Slater, in quel film che dicevi nella lettera. Comunque, a parte questo, che ti volevo dire. . .non gliene frega un accidente del mondo, a quella. Avevi proprio ragione a innamorarti di lei.

Eppoi, che altro c'è. . .
Giuditta è la solita carogna. Odia l'umanità. E' ancora incredibilmente bella non lo so come fa. D'altro canto è anche vero che a me è stata sempre un po' sulle palle perché m'è sempre sembrata un'egoista di merda. Me la sono sognata l'altra notte che mi prendeva per mano e mi portava davanti allo specchio, e sia io sia lei eravamo mostri. I nostri visi erano candele sciolte dalle fiamme. Chiunque al mio fianco diventa mostruoso, mi diceva lei nel sogno. E mentre le fiamme l'avvolgevano lei mi chiedeva quale sarebbe stata questa cosa eccezionale che doveva accadere a Centobuchi. Non lo so le rispondevo io, mentre lei spariva sotto le fiamme. Penso che lei sia magica, altrimenti non mi apparirebbe in sogno in questa veste così madonnesca e definitiva, ma credo abbia sviluppato un nichilismo che la rende soporifera e prevedibile: quando non credi a nessuno ma proprio a nessuno poi diventi odioso e pazzo, ecco tutto.

E per finire, l'erede dei Guastini l'ho sentito parlare l'altro giorno. L'ho incontrato casualmente al parco. L'ha fatta finita con la cocaina. Ragiona. E' originale come sempre. Se tu lo incontrassi adesso, lui ti direbbe qualcosa tipo 'steng n'forma d cach' (trad. mi sento in forma, ma mica tanto). Effettivamente, per quel che posso notare io, molto dal di fuori, non mi pare che stia trascorrendo una gran vita. . .non so dirti se gli anni lo abbiano visto monetizzare quel suo essere promettente da ragazzo. . .Non l'ho seguito molto. Non ho tempo. Però a buttargli un occhio, così, se proprio ti devo dire, oggi come oggi, il Guasto mi sembra il più normale di tutti. Riesce perlomeno a mediare con il mondo. Questa del mediare io la vedo come una cosa veramente buona, quasi quasi è la salvezza. Il metterglielo nel culo a tutti quanti. Farli contenti, e poi fregarli appena giri l'angolo, oppure la sera quando ti chiudi la porta di casa alle spalle. E' lì che inizia la rivincita del tuo magma sulle stupidaggini.

Comunque, quel che è certo è che le persone speciali non si cercano.
Sono lontane tra di loro.
Non sanno organizzarsi.
Esse continuano ad andare, anche se non stanno andando in nessun posto.
Sono nate così, e così proseguono il lavoro.
Sole, stupide, incapaci, opportuniste, egoiste.
Sono senza filtri, e non potrebbero essere altrimenti.
Tutto ciò che riguarda il commercio è loro distante. 

Che ti dico poi.

Potrei stare qui a parlarti di venticinque persone incerte e un tempo sognatrici.
Potrei elencarti tutti i clienti del supermercato Sisa, e quelli dell'Eurospin. Sono cose interessanti, quadri della nostra epoca. Le file al rifornimento dell'Iper, con i prezzi della benzina nettamente inferiori agli altri benzinai. Potrei starti a raccontare le atmosfere industriali di quel discount giù vicino all'assassino, coi muri ghiacciati e la feroce ironia del cassiere, tipica della città di Ascoli Piceno.
C'è gente di tutti i tipi al discount.
E' un mondo che sta cambiando.
Mi verrebbe di abbozzare un futuro spettacolarmente egoista e basso, basso fino a livelli ridicoli, fino quasi a raggiungere la totale impossibilità ad andare più in basso, se non fosse per questa vocina che continua a sussurrarmi che non è finita, che accadrà qualcosa di eccezionale, e accadrà presto. 

Dai retta a Diaz, dai retta a Diaz, sogna Pasquà, sogna fratello. Me lo sono detto e ripetuto un milione di volte in questi anni (vedi ho anche iniziato a parlare da solo). Personaggi che rispuntano dal sottosuolo di Centobuchi come nei videogame del bar 2 Orsi. Io stesso, alle volte, mi sento un essere che rispunta. Siamo come insetti. Quando arriva la marmellata, ci fiondiamo.
Va bene. Più o meno hai capito. Lo scenario è questo. 

Cercherò di tenerti informato sugli sviluppi, ma qualcosa mi dice che da ora in avanti ci vedremo spesso. Le ultime news del bar Daiquiri parlano chiaro: sei ritornato a vivere qua! E magari quella cosa eccezionale che deve succedere a Centobuchi la possiamo fare insieme. Sarebbe bellissimo amico mio.
Dopo tanti anni in cui abbiamo dato e regalato.
Fermarci un momento davanti a due birre zeroquattro.
E capire che cosa ci serve ancora, per rendere entusiasmante questo mondo. 

Vedrai.

Andrà tutto bene.

Mi è sempre stata simpatica questa frase.
Mi ha sempre fornito una grande consolazione.
L'età adulta si porta con sé una scia di consuetudine.
Resta indubbiamente un trespolo di bellezza accoccolata sotto al balcone, sotto a un bacio che te l'eri immaginato diverso, e a un sms che avevi male interpretato; sopra un divano a fare l'amore mentre il gatto finalmente riposa, nel silenzio del soggiorno.
Capita che col passare degli anni l'essere umano 'sta bellezza l'amplifichi sfacciatamente.
Gli anni ti fanno diventare realista, ma nel contempo, come per una sorta di contraccolpo, come una favolosa rivincita dell'esistenza sul sordido accomodamento del divano, più passano gli anni e più la tua natura distorsiva si ribella. La senti covare nell'anima, bollente e provvidenziale, che sfrigna e scarrozza al pari di una pentola sul gas alla mattina presto.
Hai bisogno di amare.
Hai bisogno di alterare quello che vedi.
E allora un solo chicco d'uva potrà sembrarti una intera collina di Montepulciano. Ed è là, su quella collina, che la vita continua a essere bellissima, e sorprendente. Tu ricordatelo sempre. Anche quando stai messo 'male-male' con le pezze al culo che proprio ti sembra tutto inutile e ti sembra di sprofondare. Un solo raggio di sole può sovvertire le cose. E il raggio di sole arriva, amico mio, arriva sempre. Tu lo sai meglio di me. A volte il click ti viene dato dall'episodio più insignificante: un'ape giallonera che circonda un petalo di margherita, un vecchio ubriacone in motoretta, il volto pieno di dignità di Roberto Donadoni. La sofferenza è sempre un passo avanti. Ogni volta che ti capita ti conviene viverla, capirla, e capitalizzarla.
Qui finisce la mia lettera.E qui decretiamo un nuovo inizio. 

Ci vediamo sul palcoscenico della nostra bettola preferita. Mi pare già di vederti al microfono, con i tuoi aculei da gran filibustiere internazionale, attorniato dagli elementi del bar, procedere con una secca smentita su tutte le verità raggranellate nel corso della vita: "niente è per sempre!".

Mi dicono però che dopo tante ragazze hai finalmente trovato una donna. Una di quelle che quando rientri a casa ti sembra di stare dannatamente al sicuro. Che se pensi ai tuoi amici scapoli ti viene in mente che sei fortunato. Perché la vita fugge. E' già il 6 di marzo di vent'anni dopo. Dobbiamo premunirci. Starci con la testa. Rientrare in famiglia un attimo prima che sia troppo tardi. I più bei viaggi si fanno dentro le persone, e c'hai ragione a sostenerlo, ma è pure vero che a una cert'ora si fa fatica a entrare.

Evviva l'umanità, anche se non se lo merita. E che tu sia sempre benedetto, amico mio.

Brevevita Letters
(illustrazione: Enrico Natoli)
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wow! you've found a matching song:
"Dry the rain" - The Beta Band 
from the album "The Three EPs", 1998

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